Anni fa assaggio il Pigato ‘Bon In Da Bon’ prodotto da questa azienda e ne rimango folgorata. Mi riprometto di visitarla… Il tempo passa ma alla fine riusciamo a organizzare un tour nel Ponente Ligure, in questo freddo mese di gennaio, insieme a Luisella Vattuone (responsabile dell’assaggio) e con base nell’Agriturismo Bio Vio. Cantina a conduzione familiare e ora principalmente a guida femminile, questa realtà vede quattro donne che con grinta e duro lavoro si sono fatte strada senza perdere contatto con storia e tradizione.

LA STORIA: LE AROMATICHE
Ci troviamo nella piana alluvionale di Albenga, luogo con un ottimo microclima e un terreno fertile grazie alla presenza del fiume Centa e alle alluvioni che hanno consentito il deposito di limo secolo dopo secolo, formando la fortunata piana. I Vio portano avanti l’azienda agricola da tre generazioni, coltivando erbe aromatiche, uliveti e vigneti lungo la Valle Arroscia e nelle terre alte della provincia di Imperia. Siamo alle pendici di Ranzo, a circa 350 metri di altitudine.
Negli anni ’80, Aimone (soprannome di Giobatta Vio) si accorge che le piccole botteghe stanno via via sparendo, lasciando il posto a supermercati e grande distribuzione. Anticipando i tempi, incrementa la produzione di salvia, rosmarino, alloro, timo, menta, origano, maggiorana, coriandolo, prezzemolo e basilico. Intuisce che ci sarebbe stata richiesta di erbe aromatiche in vaschetta da vendere ai supermercati. Un’intuizione vincente. Oggi infatti l’azienda agricola si estende su 18 ettari prevalentemente coltivati a pieno campo e dà lavoro a una trentina di persone.

L’azienda è certificata bio da ICEA dal 1989 – sì avete letto bene! – a testimonianza della volontà di creare prodotti il più possibile sani garantendo elevata qualità. La maggior parte del prodotto viene confezionata in sacchetti e vaschette termosaldate destinate alla G.D.O. e ogni fase di lavorazione, dal taglio alla selezione, dalla pulitura al confezionamento, viene svolta a mano da personale specializzato. Il sistema produttivo consente tempi di confezionamento tali da garantire la freschezza del prodotto, preservandone profumo e sapore e permettendone una lunga conservazione. La spina dorsale dell’attività, che ha permesso di realizzare molti altri sogni, è la produzione di erbe e delle quattro eccellenze orticole di Albenga: il pomodoro cuore di bue, l’asparago violetto (Presidio Slow Food), il carciofo spinoso e la zucchina trombetta.

LA PRODUZIONE: ANIMO AUTOCTONO
Durante la nostra visita facciamo la conoscenza di Caterina, la maggiore delle tre sorelle e giovane enologa. Nel 1600, anno di costruzione, la cantina era il forno a legna del paese, con il pozzo al centro della sala, mentre in un secondo momento fu installato il frantoio di famiglia. Caterina racconta che in queste zone il vino non era un prodotto da vendere; si viveva di olio e di ortaggi e l’uva era destinata solo al consumo familiare. Il vino di qualità in Liguria è un concetto che risale agli ultimi vent’anni. Bio Vio, con la sua volontà di preservare gli autoctoni all’epoca poco valorizzati, ha scritto una pagina di storia. Sin dai primi anni di produzione, infatti, riceve importanti riconoscimenti; il primo premio ricevuto per il pigato risale al 2006.
“Coltiviamo e vinifichiamo solo le nostre varietà autoctone. In ordine di produzione: pigato, vermentino, granaccia, rossese e rossese di Campochiesa (con il quale facciamo il rosato), per un totale di 9 referenze compreso il passito“. Caterina è convinta che il vino si debba fare in vigna e non in cantina. “Lavoriamo nel modo più naturale possibile e abbiamo iniziato a produrre nel 2019 un Pigato bio senza solfiti“. EsSenza è un Pigato che si spinge oltre il bio. Senza solfiti aggiunti, né in fase di fermentazione né in quella di imbottigliamento, preserva completamente l’integrità dell’uva nella sua completa e ricca espressione aromatica.
Merita sicuramente una menzione anche il Grand Père, dedicato al nonno René. Questo vino è un Pigato Doc lavorato secondo il vecchio metodo di vinificazione applicato ai vini bianchi, ovvero facendo fermentare il vino a contatto con le bucce senza aggiunta di lieviti, con 10 mesi in affinamento in tonneaux. C’è poi il 4C, rosato 100% Rossese di Campochiesa, dedicato alle quattro donne di casa, ovvero mamma Chiara, Carolina, Camilla e Caterina; anche se con la giovanissima nipotina Clelia adesso saremmo a cinque! Tutte condividono l’iniziale del nome, oltre a una dedizione e una passione fuori dal comune per il proprio lavoro.
Ovviamente, come non menzionare il vino che mi ha portato fin qui, il Bon In Da Bon, il cui nome deriva dall’esclamazione di nonno René (in dialetto ligure sta per “è buono davvero!”) quando gli fecero assaggiare per la prima volta questo vino con tanta soggezione e timore di una reazione negativa.
Una curiosità sul ‘Pigato’ è che il suo deriva dall’espressione ligure pigau, cioè ‘macchiato’ e sta a indicare la puntinatura color marrone che appare sugli acini maturi. Si tratta di una varietà molto simile al vermentino, probabilmente nata da una mutazione spontanea e che si è poi perfettamente acclimatata nel terroir del Ponente Ligure. Questa è la sua zona di elezione per la coltivazione, nonostante sia possibile trovarlo anche in Valpolcevera.

L’AGRITURISMO
Chiara, moglie di Aimone, mi racconta che negli anni il paese di Bastia si stava spopolando e le case venivano abbandonate, rischiando di diventare uno dei tanti borghi fantasma che abbiamo in Italia. La famiglia Vio ha quindi deciso di reinvestire sul territorio e le ha poco alla volta acquistate, con l’idea di farne un agriturismo diffuso. Ad oggi ci sono otto deliziosi appartamenti arredati in stile rustico. Si possono affittare per un paio di notti o per l’intera settimana, volendo con l’aggiunta di una colazione alla ligure da condividere tutti insieme attorno al grande tavolo della cucina di casa.

Mamma Chiara è la vera “regina del focolare”, nella sua naturale dimensione mentre si muove intorno alla stufa a legna sempre accesa; una danza incessante di pentole, pentoloni, bollitori e bucce di arance che profumano l’ambiente. Sul buffet tanti prodotti a km zero: biscotti, uova delle galline di famiglia, marmellate, formaggi e miele. I dolci sono preparati da Carolina, giovane chef che gestisce l’OrtOsteria René, ‘ultima ma non ultima’ attività nata in casa Vio. Qui la porta è sempre aperta, tanto che ai clienti si mescolano amici di passaggio e fornitori che vengono accolti e coccolati allo stesso modo. Un porto di terra dove l’accoglienza è straordinaria. L’esperienza da Bio Vio ha lasciato un segno indelebile, nostalgia e voglia di tornare. E’ incredibile come mi sia sentita a casa, pur in casa di perfetti sconosciuti.

ORTOSTERIA RENE’
L’OrtOsteria Renè nasce dalla tradizione di famiglia di ospitare e condividere la tavola con ospiti e amici. Negli anni 50’/60’ era gestito dai bisnonni paterni ed era il bar del paese dove si ritrovavano i contadini locali dopo il lavoro. Successivamente, il nonno Renato lo ha trasformato in pizzeria-brasserie. Quando è venuto a mancare, è stato effettuato un importante lavoro di restauro, il cui risultato è una sala accogliente con una meravigliosa cucina a vista.

Due anni fa Carolina, nipote con la passione della ristorazione, l’ha trasformata in un osteria con cucina tipica, con l’intento di far rivivere e tramandare le ricette della tradizione locale. Dopo aver conseguito il prestigioso Diploma Alma ed essersi fatta un’esperienza prima a Bolzano e poi al Vescovado di Noli dello Chef stellato Giuseppe Ricchebuono, Carolina prende in mano le redini del locale – e ci riesce molto bene! Indimenticabile il coniglio alla Ligure, ma anche U preve su salsa di cuor di bue, le acciughe ripiene (completamente diverse da quelle che trovate a Levante) e naturalmente i carciofi di Albenga.

Piatti liguri, ricette contadine che valorizzano il territorio e orto in primo piano, da qui il nome del locale a ricordare l’importanza che ha l’orto di casa per ogni famiglia contadina. Da qui infatti provengono le primizie che costituiscono la vera ricchezza dei piatti quotidiani.
Mi viene in mente una frase di Napoleon Hill “La pazienza, la perseveranza e il sudato lavoro creano un imbattibile combinazione per il successo”

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads


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