Il Modigliana Bianco, Nuova Stella dell’Appennino

Posso orgogliosamente affermare di aver partecipato alla prima degustazione in assoluto del Modigliana Bianco, che si svolta nell’ambito di Slow Wine Fair 2024 a Bologna. La master class su questo vino è stata condotta da una entusiasta Åsa Johansson, DipWSET, scrittrice per testate svedesi e internazionali, che vive in Toscana dal 2001. Åsa ci racconta che ha visitato la zona in lungo e in largo, guidata da Francesco Bordini, e che “i vignaioli di Modigliana hanno tutti rivendicato la sottozona per il bianco, dando in questo modo un messaggio di grande forza: è il territorio ad essere il protagonista. Il risultato sono vini bianchi con uno spirito libero e marcata finezza, vini che vanno oltre i vitigni”. 

Modigliana Bianco, per chi ancora non lo sapesse, è una tipologia relativamente giovane. Si può infatti rivendicare in etichetta, come sottozona del Romagna bianco, dall’annata 2022. 

Ciò non vuol dire, però, che quegli stessi vini non esistessero prima di quell’anno. Anzi, l’esistenza documentata delle varietà impiegate e impiegabili presenti nel territorio ha costituito elemento indispensabile per il riconoscimento della sottozona. Le varietà sono Trebbiano, minimo 60%, e Chardonnay e Sauvignon blanc, da soli o congiuntamente per un 40% massimo. Inizialmente, la richiesta era quella di dare totale libertà riguardo all’utilizzo dei tre vitigni, ma è stato scontro tra prevalenza di territorio su prevalenza di vitigno, per ora…

Mentre i nostri otto calici si stanno riempendo del liquido dorato, Åsa ci mostra sullo schermo il territorio attraverso le slides paragonando la Romagna al Cile. Come in Cile, infatti, qui troviamo il mare da una parte e valli e monti dall’altra. La sottozona ‘Modigliana’ è formata da tre vallate: Acerreta, situata più a ovest e la più ampia, con terreno misto di arenaria e marne battute dal vento marino, Tramazzo, con prevalenza di terreno marnoso dove i vini sono più materici e Ibola, più fredda e dalla quale nascono vini verticali. Tre sono gli elementi che caratterizzano i vini di questa zona: le altitudini delle vigne, che si trovano tra gli 600 e i 1000 metri, la presenza di arenaria e quella di grandi aree boschive.

La Romagna è una terra giovane che parla di mare, dove il 75 % della produzione di vino è in mano alle grandi cooperative mentre il resto è rappresentato da piccoli produttori che producono vino artigianale.  

La storia del vino in questa zona ha una lunga tradizione, iniziata in epoca romana. Il nome risale infatti al periodo di Tito Livio, quando faceva riferimento a un accampamento militare, “Castrum Mutilium”, diventato poi Mutiliana e quindi Modigliana. Durante l’epoca medicea fu una sorta di protettorato della Toscana e rimase poco accessibile e quasi sconosciuto fino al 1923, quando Benito Mussolini spostò il confine della “sua” Forlì perché desiderava che il Tevere nascesse in terra di Romagna.

LA DEGUSTAZIONE DI MODIGLIANA BIANCO

L’assaggio si è svolto alla presenza dei titolari delle aziende coinvolte, che hanno presentato i loro vini. E’ stato bello vedere come tutti i produttori stanno cercando una strada comune dove portare avanti la valorizzazione del loro territorio uniti e compatti. Osservandoli si percepisce l’intesa, l’amicizia e lo spirito collaborativo. Non sono cose che si vedono spesso…

Menta & Rosmarino, Modigliana Bianco, Area 88 2022. Trebbiano in purezza, circa 900 le bottiglie prodotte, vinificazione solo acciaio. Note iodate e grande freschezza.

Il Teatro, Modigliana Bianco, I Vespri 2022 Trebbiano in purezza, vinificato in cemento. Spicca la sapidità, note iodate e freschezza.

Villa Papiano, IGT Tresche 2022. Sauvignon in purezza della vallata di Ibola da vigne a circa 600 metri di altitudine, fa metà passaggio in legno. Agrumi e freschezza.

Ronchi di Castelluccio, Colli di Faenza DOC 2020. Sauvignon Blanc in purezza da vigne piantate 50 anni fa, rese bassissime, barrique nuove di tostatura bassa 10 mesi e affinamento in bottiglia di almeno 12 mesi, 770 bottiglie prodotte nel 2020. Grande eleganza, acidità che porta energia e lunghezza.

Fondo San Giuseppe, Ravenna bianco IGT Caramore 2023. Trebbiano e Chardonnay. Benchè il Centro aziendale sia a Brisighella, dopo le molte frane Stefano Bariani ha chiesto aiuto all’azienda Casetta dei Frati per avere uve di un vigneto di Trebbiano di 50 anni e Chardonnay ed esordisce quest’anno. Una parte fa cemento e acciaio e una parte legno usato. Anche in questo caso nel bicchiere troviamo eleganza, richiamo alla beva e freschezza. Ampio e strutturato.

Mutiliana, Ecce Draco IGT 2018. Trebbiano Chardonnay. Fresco, sapido, equilibrato, fiori di campo e note di miele.

Casetta dei Frati, Fràcielo Forlì bianco IGT 2009. Chardonnay musqué da una vigna piantata nel 2006 per non estirpare, come era d’uso allora, una vigna di trebbiano. Una freschezza e bevibilità sorprendenti.

Il Pratello, Le Campore 2002 Forlì bianco IGT. Blend di Sauvignon blanc e Chardonnay. Vigne di altitudine che negli anni hanno prodotto vini di gran longevità.

Sono sicura che ci vorrà solo la pazienza di attendere che i tempi siano maturi perché Modigliana faccia parlare di sé…  

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads

3 risposte a “Il Modigliana Bianco, Nuova Stella dell’Appennino”

  1. Avatar
    Anonimo

    molto interessante, grazie per tutte le spiegazioni!

  2. Avatar Simone Molinaroli

    Grazie per questa introduzione al Modigliana Bianco.

    1. Avatar crivads

      Grazie a Lei per avermi letto!

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