Gaierhof: 50 anni di pionierismo trentino

DALLA PIANA ROTALIANA GAIERHOF ARRIVA A BOLOGNA 

Per i 50 anni dell’Azienda, Gaierhof ha deciso di fare tappa nelle principali città italiane per parlare dei loro prodotti e giocare ad abbinarli fuori dal territorio di nascita. Incontriamo Martina Togn, una delle tre sorelle che insieme a Romina e Valentina guidano l’azienda, e che ci racconta un po’ della loro storia. 

Tutto è iniziato con l’intuizione coraggiosa di Germano Togn che, subito dopo la guerra, decise di smettere di vendere le uve e iniziare a vinificarle in prima persona, certo che quel terroir di confine avesse una voce unica da far sentire. Quel sogno prese una forma concreta negli anni Settanta grazie a suo figlio Luigi (il papà delle tre sorelle): fu lui a fondare ufficialmente la cantina, portando in Trentino tecnologie all’avanguardia per l’epoca e tracciando una rotta pionieristica in un momento in cui i vini bianchi moderni e le grandi basi spumanti erano ancora un qualcosa tutto da inventare.

Aver condiviso il momento conviviale con Martina mi ha permesso di scoprire un lato umano spesso assente dai siti web ufficiali. Tra i racconti più stimolanti emergono spesso gli aneddoti legati alle sfide quotidiane con il clima di confine tra la cultura mediterranea e quella mitteleuropea, la memoria storica dei vecchi impianti a pergola trentina e il calore dell’accoglienza in cantina, dove ogni etichetta viene narrata attraverso i volti e i sacrifici delle generazioni passate.

Martina racconta che “nella vasta linea di prodotto, abbiamo individuato quattro referenze in abbinamento ai piatti del territorio bolognese. Partiamo dal Siris Trentodoc. Abbiamo iniziato a lavorare col Trentodoc circa 12-13 anni fa, anche se abbiamo sempre avuto esperienza nelle basi spumante a livello di vino sfuso; mio papà è stato uno tra i fornitori di Berlucchi per la loro cuvée. Quindi abbiamo sperimentato anni a livello tecnico e poi abbiamo scelto cosa volevamo fare, cosa volevamo trasmettere, quindi ho portato un 100% chardonnay, brut 36 mesi (sboccatura 2026), volendo porre l’accento sulla semplicità e l’immediatezza che si sposano bene con l’abbinamento  “Crescentine, Salumi e Bolognesità”.

Poi abbiamo scelto il Pinot Grigio Ramato 2025, di solito poco conosciuto perché il pinot grigio trentino solitamente va all’estero. In realtà bisogna ricordarci che il 35% della produzione trentina è pinot grigio, perché quindi va quasi tutto all’estero? Perché è stato un prodotto di riferimento. Negli Stati Uniti era richiesto ma anche in Germania, era il prodotto più facile, più conosciuto e più riconoscibile e quindi quello più vendibile. 

Quindi tante volte chi è italiano lo conosce poco. La versione che abbiamo portato è quella ramata, che fa circa un 24 ore sulle bucce in pressa, quindi rimane lì e fa una sorta di sospensione pre-fermentativa che trasmette un po’ di colore. Lo si vede nel bicchiere e secondo noi era proprio per far capire anche quelle che sono le potenzialità del nostro prodotto che lo abbiamo abbinato ai Tortellini in Brodo.

Al Roast Beef di costata di manzo, con pere marinate e formaggio erborinato non potevamo che abbinare il nostro Teroldego Riserva 2021, un progetto che abbiamo costruito con Aurora (Endrici, collaboratrice storica dell’azienda, ndr) che si chiama Teroldego Revolution“. Proprio lei mi ha segnalato che esiste un bellissimo video che spiega molto chiaramente questo vino.

COS’E’ LA TEROLDEGO REVOLUTION 

Un progetto nato dall’unione di intenti di nove giovani viticoltori (Gaierhof, insieme ad altre cantine della Piana Rotaliana come Foradori, Dorigati, De Vescovi Ulzbach, Endrizzi, Zeni, ecc.) con lo scopo di promuovere e valorizzare l’eccellenza della DOC Teroldego Rotaliano (la più piccola e antica DOC del Trentino, ma dal potenziale immenso) puntando ad altissimi standard qualitativi, a rese più basse in vigna e a una visione moderna e identitaria del “principe dei vini trentini”.

In pratica, parlare di Teroldego Revolution significa raccontare il fermento di produttori che hanno scelto di fare squadra per scuotere le tradizioni e dimostrare che questo vitigno può competere alla pari con i grandi rossi internazionali, giocando le carte della freschezza, della finezza e di un forte legame col terroir.

Martina prosegue nel suo racconto: “Ci troviamo nella piana rotaliana, che voi conoscete e che è l’unico spazio aperto, e abbiamo deciso di fare un blend di due zone di elezione: il vigneto San Marco nel Comune di Mezzocorona e il vigneto Muray nel Comune di Mezzolombardo, quindi abbiamo unito due zone diverse, che è una cosa che normalmente si tende a non fare per lasciare che le riserve derivino da un singolo vigneto. Ma in omaggio alla nostra storia, che inizia con mio nonno Germano negli anni 1940 quando da mediatore di uve, decide di iniziare a vinificare in proprio e commercializzare vino sfuso prendendo le uve da più luoghi diversi, abbiamo voluto produrre una riserva che raccogliesse in sè l’anima del vitigno e la firma dello stile Gaierhof.”

LA LINEA LOAL = Low Alcol

Abbiamo concluso in doppia dolcezza con un cannolo ripieno di crema e un piacevolissimo Moscato della linea LOAL. 

Martina ci ha raccontato che già il suo papà lo produceva già nel 1976 ed è stato uno dei primi prodotti con cui è uscito sul mercato. Quando si dice pioniere…Scelse volutamente una bottiglia diversa per far capire che era un prodotto diverso. “Mi ritengo fortunata di abitare in Trentino – ci racconta fiera Martina – specialmente per la parte vinicola perché ci permette di riuscire a mantenere una bassa gradazione pur raggiungendo una maturazione organolettica, anche con degli zuccheri inferiori“. 

Ascoltando Martina raccontarsi tra un piatto di tortellini e un calice levato in alto, capisci che i cinquant’anni di Gaierhof non sono fatti solo di date sul calendario. Sono fatti di persone, di mani che hanno coltivato sogni in un dopoguerra incerto, e di un’ospitalità autentica che sa farti sentire a casa anche a chilometri di distanza. Perché il vino buono, alla fine, è soprattutto questo, un pretesto meraviglioso per sedersi insieme, condividere un pezzo di strada e scoprire che dietro ogni etichetta c’è una famiglia che ti sta aprendo la porta di casa propria.

Un ringraziamento speciale a Gaierhof e ad Ab Comunicazione.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads

Rispondi