Dal Pontormo a Paca: la rivoluzione lenta di Tenuta Ceri

A Tenuta Ceri si ha la netta sensazione che il tempo non risponda alle frenesie moderne, ma che segua il ritmo antico dei passi sul terreno. A pochi Km da Prato, abbracciata dalle colline del Montalbano che mitigano le temperature notturne e protetta dagli Appennini, pronti a stemperare la calura estiva, Tenuta Ceri gode di un microclima privilegiato. Una sinergia naturale che permette al terreno di esprimere senza forzature tutta la sua straordinaria fertilità. 

Condizioni particolari che il visionario Luca Ceri ha certamente compreso quando nel 2006 ha acquistato la Tenuta e ha iniziato questa sfida che non era soltanto piantare viti o costruire una cantina, ma radicarsi. Questa realtà l’ho vista in costruzione circa 3 anni fa e già allora mi aveva conquistato il cuore (leggi l’articolo qui 👉🏻 https://lieveperdiletto.com/2024/05/22/tenuta-ceri-carmignano/).

L’ARRENDEVOLE – IL MIO  CARMIGNANO PREFERITO, RISERVA 2020

L’ho riassaggiato qualche sera fa per entrare meglio nel mood Tenuta Ceri. L’Arrendevole è un vino che non cerca di conquistarti con la forza, ma con la grazia di chi sa già di avere ragione. Nel calice splende di una luce color rubino vivace e fresca, mentre al naso e al palato racconta una storia fatta di pazienza e poesia. Profuma di bosco dopo la pioggia, di frutti maturi e di quel soffio speziato che sa di casa, di cose vere e custodite nel tempo.

Ha una personalità nobile ma al tempo stesso priva di superbia. Il sorso è un abbraccio morbido e dotato di una freschezza che risveglia i sensi senza mai affaticarli. Entra subito in sintonia con chi lo beve, con una gradazione alta ma piacevolissima, tant’è che in due non abbiamo fatto alcuno sforzo per finire la bottiglia. Il finale è una scia di calore ed eleganza che rimane nel cuore molto tempo dopo l’ultimo sorso. È la dimostrazione perfetta che l’arrendevolezza, nel vino come nella vita, non è debolezza ma la forma più pura e consapevole di forza.

UN’AFFASCINANTE COINCIDENZA STORICO ARTISTICA 

A pochi passi da Tenuta Ceri, nella Propositura dei Santi Michele e Francesco a Carmignano, si trova uno dei più grandi capolavori del Manierismo italiano, la Visitazione del Pontormo (realizzata tra il 1528 e il 1530), che raffigura l’abbraccio tra la Vergine Maria e Santa Elisabetta. 

Durante un restauro condotto qualche anno fa in occasione di grandi mostre (tra cui quella a Palazzo Strozzi), i restauratori hanno focalizzato l’attenzione su un dettaglio enigmatico sullo sfondo, la testa di un piccolo asino che compare alle spalle dei personaggi principali e dietro l’angolo di un palazzo.

TENUTA CERI E L’ASINO DEL PONTORMO

Ricordo che allo scorso Vinitaly, Edoardo Ceri mi raccontò il suo progetto di ampliamento della tenuta, che è stato poi realizzato esattamente come lui aveva in idea. Ricordo che Edoardo mi parlò anche di come all’interno della tenuta fosse presente un asino, quando fu acquistata. La sua presenza, in etichetta e anche nei dettagli di interior design che si trovano un po’ dappertutto, rappresenta il legame tra l’identità di Tenuta Ceri e l’anima profonda di Carmignano. 

Questo legame esiste per un’affinità sia territoriale sia culturale. Tenuta Ceri si trova infatti proprio nel cuore del territorio di Carmignano e scegliere l’asino come simbolo della Tenuta non è stata un’invenzione astratta, ma un richiamo colto a un dettaglio nascosto nel capolavoro d’arte che definisce storicamente quel borgo; un riferimento a una visione in cui si dà valore ai dettagli e al tempo. Nel dipinto del Pontormo, l’asino si trova sullo sfondo (come sull’etichetta), una presenza discreta quasi a ricordarci che le cose più autentiche richiedono uno sguardo attento per essere scoperte. 

Allo stesso modo, il lavoro avviato a Tenuta Ceri nel 2006 ha richiesto la pazienza di saper guardare lontano e di lavorare in disparte prima di rivelare la bellezza della cantina, dell’accoglienza di charme e del nuovo Ristorante Paca. Ne abbiamo avuto un saggio nel video proiettato durante la serata dove erano documentate le varie fasi dell’avanzamento dei lavori. 

È in questo contesto che l’asino si erge a simbolo ideale di Tenuta Ceri, incarnando due virtù oggi rare quanto preziose: la lentezza e la testardaggine. Nell’immaginario comune la testardaggine dell’asino viene spesso fraintesa. In realtà non è cieca ostinazione, ma determinazione incrollabile; l’asino non si muove se non si sente sicuro, analizza il terreno, misura lo sforzo e prosegue con fermezza verso la meta, sempre in sicurezza e consapevolezza di sé e delle circostanze in cui si muove. Dal 2006 a oggi, trasformare questa terra ha richiesto la stessa caparbia devozione.

Oggi la cantina non è più soltanto il luogo della produzione, ma aprirà a Febbraio 2027 anche un punto di accoglienza di charme, sobrio ed elegante, dove nessun dettaglio è stato lasciato al caso. Ho avuto l’onore di soggiornare in anteprima in una suite e non vedo l’ora di tornarci,  perché scegliere di fermarsi a Tenuta Ceri è significato per me staccare la spina dalla frenesia esterna e riscoprire il lusso del tempo presente.

IL CORONAMENTO: RISTORANTE PACA

Il percorso di maturazione della Tenuta trova la sua naturale espressione nell’ospitare il ristorante Paca, guidato dallo chef Niccolò Palumbo e dal suo storico team di sala e cucina tutti under 38.  Questo sodalizio non è casuale: la cucina stellata di Paca condivide la stessa filosofia sul mantenimento della propria identità legata a materie prime locali, stagionalità e produttori del territorio, sfruttando la nuova struttura per ampliare possibilità tecniche, lavorazioni e cotture.

La cucina è stata costruita su misura secondo le esigenze dello chef, è rivestita con l’iconico rosso Ferrari e ha richiesto da sola 3 mesi di lavoro. E’ dotata di zona barbecue all’aperto con due forni a legna e un bracere disegnato sempre da Luca Ceri.

Completano il tutto ampie vetrate, la facciata in corten, dettagli interni in marmo ed elementi divisi da strutture in canniccio toscano, al piano terra si trova la sala ristorante mentre il piano superiore (a sbalzo) è dedicato all’area cocktail bar e degustazione riservata ai vini di Tenuta Ceri, con focus anche su miscelazione classica e fermentati/kombucha fatti in casa, oltre a miscele di caffè speciali.

La presenza di Paca rappresenta il punto d’arrivo, e al contempo un nuovo punto di partenza, di un cammino iniziato vent’anni fa. Una dimostrazione che la visione coltivata con la “testardaggine” dell’asino e la calma della terra porta infine ai frutti più ammirati e raffinati.

L’asino, dunque, non è solo un simbolo iconografico per Tenuta Ceri: è una sorta di guida spirituale di un progetto umano che ha fatto della pazienza la sua forza e della tenacia il suo successo.

Durante la serata di inaugurazione ho potuto vedere vivere questi spazi attraverso la sinergia tra alta cucina, grandi vini e accoglienza. Ho vissuto con emozione il sogno di Tenuta Ceri trasformato in realtà, quello di dare vita a un progetto moderno e radicato nella propria terra, dove ogni dettaglio è in armonia con gli altri. Grata a Edoardo Ceri dell’invito e dell’impeccabile ospitalità!

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads

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