Slow Wine Fair 2024: ecco l’itinerario, calice alla mano, nei padiglioni di BolognaFiere
1. Seguire gli incontri di Spazio Reale Mutua, Demeter Arena e Casa Slow Food. Ampliare il proprio vocabolario enologico, conoscere i progetti che in tutto il mondo promuovono una viticoltura rispettosa del territorio e del suo tessuto sociale, ma soprattutto andare oltre il calice per capire il percorso che porta dalla vigna alla bottiglia. Durante i giorni dell’evento sono tante le occasioni per parlare di vino, a partire dagli incontri dedicati a crisi climatica, biologico e trasparenza lungo la filiera, ma non solo. Nello Spazio Reale Mutua (padiglione 15) si svolge la cerimonia del Premio Carta Vini Terroir e Spirito Slow, in cui saranno attribuiti 32 riconoscimenti a tutte quelle realtà che si distinguono per la loro carta territoriale o tematica. Nella Demeter Arena (padiglione 20) si parla di suolo, sostenibilità e agroecologia, dando voce alle esperienze di viticoltori francesi, spagnoli e argentini, turchi e azeri. Tanti anche gli appuntamenti in Casa Slow Food (padiglione 15a), dove si esplorano il ruolo della donna nel mondo del vino, le testimonianze delle aziende biodinamiche italiane e il racconto eno-gastronomico del patrimonio culturale italiano.
2. Conoscere produttrici e produttori della Slow Wine Coalition (e non solo). Tra i padiglioni di BolognaFiere si può passare allo scambio diretto con i circa 1000 espositori provenienti da tutte le regioni italiane e da 27 Paesi, tra cui, oltre ai più vocati, citiamo le new entry Australia, Messico, Giappone, Sudafrica e Svezia. Un’opportunità per incontrare vignaioli e vigneron che aderiscono al Manifesto del vino buono, pulito e giusto e fanno parte della Slow Wine Coalition, la rete internazionale promotrice di un sistema produttivo sostenibile, della difesa del paesaggio e di una crescita sociale, culturale ed economica delle campagne.
3. Provare il banco d’assaggio con oltre 5000 etichette. È giunto finalmente il momento della degustazione! La Wine List, consente agli appassionati di ricercare le etichette per tipologia, certificazione, annata e vitigno. Inoltre, anche quest’anno, professionisti e buyer possono iscriversi alla piattaforma B2Match, profilando nella maniera più dettagliata possibile le aziende e i prodotti che corrispondono ai loro interessi e individuando facilmente anche i dettagli relativi all’affinamento e alla commercializzazione dei vini stessi. E per coloro che desiderano essere guidati, combinando assaggio e apprendimento, niente di meglio del programma delle Masterclass, dedicate alle esperienze di viticoltura biodinamica in diverse regioni vocate del mondo, vitigni autoctoni e ricchezza ampelografica italiana.
4. Assaggiare le specialità proposte dai food truck. Per una pausa gustosa tra una degustazione e l’altra, nel padiglione 18, contiguo agli spazi espositivi, Slow Wine Fair propone una selezione di cucine di strada in cui assaporare specialità regionali. Non possono mancare i padroni di casa, come I due gatti, nati nella Food Valley emiliana, e i food truck del territorio specializzati nella pasta fresca: La Collina delle meraviglie by Stappo e la Bottega Contemporanea Bstradi. Ma anche Basulon, realtà innovativa che esalta i sapori e le eccellenze del Lodigiano. Sempre presenti poi le olive Migliori e Quelli della bombetta, ormai punti di riferimento degli eventi targati Slow Food, insieme a Pantura, cucina itinerante con base a Milano. Molti food truck propongono inoltre un’offerta vegetariana, vegana, e piatti senza glutine.
5. Oltre il vino: spaziare nell’universo dell’amaro. Si conferma per il secondo anno la presenza di un’area dedicata in cui 23 produttori d’eccellenza possono esporre e raccontare i loro amari. Come i produttori di vino, anche questi vengono selezionati, grazie alla collaborazione di Amaroteca e Associazione Nazionale Amaro d’Italia, secondo precisi criteri, quali l’utilizzo di ingredienti locali e provenienti da coltivazioni sostenibili che prevedano, tra gli altri, un corretto uso del suolo. Come spiega Massimo Montanari nel suo libro Amaro, presentato lunedì 26 febbraio in Casa Slow Food, il gusto dell’amaro ha un ruolo privilegiato per gli italiani. Nessun’altra cucina europea ha una predilezione così marcata per questo sapore. Un tratto distintivo che ha origini lontane e affonda le radici nell’incontro fra cultura contadina e cultura alta. Oltre alle Masterclass, che vedono protagonista l’Amaro Formidabile, la realtà abruzzese Scuppoz e lo storico Gruppo Caffo, tra le novità di questa terza edizione c’è lo Slow Bar, con incontri e degustazioni dedicate agli spirits di quelle aziende che fanno della produzione di qualità un marchio di garanzia. Al centro l’utilizzo dei liquori amari all’interno dei drink da aperitivo, che verrà declinato nei cocktail preparati dai bartender della scuola Drink Factory.
6. Biodiversità vitivinicola lungo lo Stivale. Per la prima volta alla Slow Wine Fair, Regione Lazio – Arsial e Agenzia Laore Sardegna sono presenti con spazi istituzionali per la promozione e alla valorizzazione dei vini del loro territorio. Nell’area dedicata al Lazio, oltre alle aziende presenti all’evento, sono protagonisti altri prodotti regionali, tra cui numerosi Presìdi Slow Food, prodotti PAT e dell’Arca del Gusto. Non solo vino, quindi ma anche salumi, pani e formaggi regionali. E così anche per lo spazio dedicato alla Sardegna, che oltre ai vini di produttori isolani propone una full immersion con i formaggi dei Presìdi, l’olio di olivi secolari appartenenti alla rete del Presidio Slow Food e molte altre specialità gastronomiche. Il tour della Penisola non si ferma qui, presenti a Bologna sono anche le aree istituzionali del Comune di Roma, della Città Metropolitana di Reggio Calabria, oltre alla Repubblica di San Marino.
7. Riscoprire Bologna (e dintorni) con gli eventi Off. In occasione di Slow Wine Fair, le osterie della guida di Slow Food Editore e i cuochi dell’Alleanza Slow Food di Bologna e dintorni partecipano all’iniziativa Piatti di vino, celebrando il suo utilizzo in cucina tra ricette della tradizione e proposte originali. Dal cappello del prete brasato al Sangiovese della Trattoria di Via Serra, passando per gli strozzapreti al vino 629 del Ristorante Bassotto, fino alla rapa rossa con salsa di Trebbiano al pepe verde della Locanda Pincelli, sono diversi i locali aderenti. Il programma di iniziative diffuse è tutto da scoprire: passeggiate in vigna, tour guidati del centro storico di Bologna, corsi di cucina sui segreti della pasta fresca e visite con degustazione presso l’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna. Altra occasione sono i locali che a Bologna hanno aderito ad AmarOff, proponendo, nei giorni della manifestazione, degustazioni di amari in compagnia dei produttori.
Non è Slow Wine Fair senza Masterclass!
Le degustazioni dedicate ad appassionati e professionisti del settore raddoppiano: ecco un assaggio delle 16 esperienze in programma Approfondire il metodo della vinificazione a grappolo, esplorare i princìpi della viticoltura biodinamica, raccontare gli oltre 600 vitigni che arricchiscono la varietà ampelografica italiana e le eccellenze più iconiche dell’Emilia-Romagna: sono solo alcuni dei temi al centro delle Masterclass della Slow Wine Fair.
Sono 16 le esperienze di degustazione che spaziano dal panorama vitivinicolo italiano e internazionale, mostrando come in ogni vino proposto il legame con un suolo fertile e sano sia un elemento imprescindibile, fino all’universo degli amari di qualità, selezionati da Amaroteca e dall’Associazione Nazionale Amaro d’Italia.
Ecco un assaggio delle Masterclass prenotabili sul sito fino al 24 febbraio. Nei giorni della manifestazione, è consigliabile verificare le disponibilità e acquistare il biglietto presso la Reception Eventi all’interno di BolognaFiere.
La biodinamica tra Europa e Sudafrica – 25 febbraio alle 13
L’agricoltura, e quindi anche la viticoltura biodinamica, è un modo differente di pensare l’atto del coltivare. Ecologia, etica, sostenibilità sociale ed economica concorrono a formare il pensiero biodinamico: un’azienda vinicola deve perciò essere in grado di funzionare in modo autonomo basandosi solo sulle risorse che le offre il proprio territorio e il lavoro dell’uomo. Un vino biodinamico è dunque un prodotto in stretta connessione con il proprio ambiente, e nasce da sistemi che vanno oltre il biologico puro per abbracciare concetti più ampi: energia, sintonia con la natura, fasi lunari e valore del tempo. In questa masterclass sulla biodinamica Tannico propone un travolgente viaggio in Europa, con il coinvolgimento di terroir celebri come Bordeaux e Rodano per la Francia e Palatinato per la Germania, e un’incursione in Sudafrica, attraverso otto diverse etichette.
Le vigne storiche ed eroiche dell’Emilia-Romagna – 25 febbraio alle 15
La Regione Emilia-Romagna ha istituito l’albo delle vigne storiche ed eroiche, uno strumento tangibile che consente di tutelare territori difficili e riconoscere il ruolo paesaggistico e produttivo dell’agricoltura. In questa masterclass si compie un viaggio tra le vigne storiche ed eroiche di tutta la regione: dal Piacentino e dalle terre del Lambrusco, per poi passare sulle colline bolognesi e arrivare infine alla Romagna. Attraverso l’assaggio di otto etichette, i produttori raccontano il loro ruolo di custodi del territorio e il loro impegno volto alla conservazione della biodiversità e dei metodi tradizionali di coltivazione della vite.
Dalla terra al vino: la biodinamica come vettore di qualità nel bicchiere – 25 febbraio alle 16
Partendo dalla rigenerazione della vita del suolo, la biodinamica ha posto al centro dell’enologia lo stretto legame tra organismo agricolo e vino. Secondo questa pratica, infatti, la qualità dei vini scaturisce non tanto da una prestazione quanto da una relazione tra esseri viventi. Attraverso otto etichette provenienti da diverse aree geografiche e certificati Demeter, associazione che da circa un secolo divulga tale metodo, Fabio Pracchia, divulgatore e scrittore di vino, conduce una Masterclass che spazia tra Italia, Francia, Slovenia e Georgia, evidenziando le caratteristiche salienti della connessione tra viticoltura biodinamica e vino.
Outsider, piccoli grandi vini contro ogni pronostico – 25 febbraio alle 17
La straordinaria ricchezza ampelografica è un elemento distintivo della viticoltura italiana. Sono 635 le varietà di uva da vino registrate: tra queste, ve ne sono alcune dimenticate, poi riscoperte, salvaguardate e infine valorizzate. Veri e propri vitigni outsider come spergola, timorasso, granaccia, schiava, magliocco e perricone, che si sono affermati in situazioni marginali, magari anche in contesti geografici noti per uve e vini ben più celebri. Sono loro i protagonisti di questa degustazione: le etichette italiane che da Nord a Sud, grazie alla tenacia di quanti hanno creduto fermamente in loro, hanno vinto la loro partita contro ogni pronostico.
Weingut Odinstal e l’illuminata direzione Schumann: la biodinamica in Pfalz – 26 febbraio alle 11
Il Palatinato, o Pfalz, è la regione viticola più estesa della Germania e la più grande zona di produzione di Riesling: qui nascono infatti alcuni dei bianchi più iconici del mondo. Il catalogo di Tannico annovera una tra le aziende più celebri e ricercate dello Pfalz, che coltiva utilizzando tecniche biodinamiche e in questa masterclass, oltre ad assaggiare alcune etichette cult, i partecipanti hanno l’occasione di conoscere i protagonisti e ascoltare le motivazioni dietro questa scelta. Tra gli altri, la Cantina Weingut Odinstal che, sotto la direzione dell’enologo Andreas Schumann, ha ottenuto la certificazione Demeter e oggi continua a sottolineare sempre più l’importanza del legame imprescindibile tra vitigno, luogo, suolo, clima, annata e scelte aziendali, interazione fondamentale per creare un vino che sappia essere autentica e genuina espressione del territorio.
Bianchi autoctoni d’Abruzzo – 26 febbraio alle 12
L’Abruzzo si sta affermando sempre di più come una delle regioni italiane più importanti per la produzione di bianchi di altissima qualità. Questo accade anche grazie alla tenacia dei vignaioli, che da un lato hanno creduto nel trebbiano, varietà svilita dai più in passato, e dall’altro sono stati capaci di scoprire il pecorino. Questa Masterclass permette di approfondire la conoscenza di entrambi i vitigni, attraverso l’assaggio di vecchie e nuove annate, esplorando tutti i territori più vocati della regione, dall’Aquilano al Pescarese, dal Chietino al Teramano.
Il Modigliana bianco: la nuova stella dell’Appennino – 26 febbraio alle 13
Modigliana è un piccolo borgo preappenninico sempre più noto nel mondo del vino per la valorizzazione di un territorio montano caratterizzato da boschi, vigne in grande pendenza e suoli sciolti, figli della marnosa arenacea. In questo terroir una piccola comunità di vignaioli sta lavorando su suoli difficili ma affascinanti. Oggi sono diventati una testimonianza straordinaria, oltre che una sottozona della Doc Romagna, non solo per il Sangiovese, ma anche per vini bianchi a base trebbiano che dimostrano di possedere caratteristiche originali e per il momento poco conosciute.
Avanti Savoia! Una verticale della Roussanne Cuvée Les Fripons – 26 febbraio alle 14
Gilles Berlioz ha creato il suo domaine, oggi ai vertici del mondo del vino francese e della Savoia, nel 1990, partendo con meno di un ettaro di vigna. Nel 1999, con il supporto della moglie Christine, ha avuto inizio il percorso che ha portato questa realtà a sposare prima la viticoltura biologica, e quindi quella biodinamica. Celebre per i vini bianchi, è soprattutto sulle tre diverse cuvée di Roussanne (Les Filles, Les Fripons, Les Christine) che si è costruita la fama del domaine, complice un appezzamento vocato per la coltivazione di varietà, le cui diverse sfumature permettono di elaborare interpretazioni differenti e sempre identitarie. Questa Masterclass offre l’opportunità di assaggiare le annate 2014-2015-2016-2017-2018 della Cuvée Les Fripons.
Grappolo intero: confronto tra vecchio e nuovo mondo – 26 febbraio alle 15
Che cosa significa vinificare con grappolo intero? Nel bicchiere si ritrovano risultati tangibili di questo metodo produttivo? A Slow Wine Fair raccontano la loro esperienza due aziende che fuori dalla Borgogna – dove questa pratica è affermata, soprattutto per le uve pinot nero e syrah – propongono vini ottenuti da vinificazione a grappolo intero: in Italia la nuovissima avventura di Alessandro Salvano, con vigne sparse tra Montelupo Albese e le Langhe, che grazie al progetto Drink Wines Not Labels punta fin dal 2019 su questo tipo di vinificazione; e in Australia Poppelvej, progetto del danese Uffe Deichmann, che opera nei territori delle Adelaide Hills e McLaren Vale, producendo vini da vigneti sostenibili a fermentazione naturale, senza utilizzo di additivi e uso minimo o nullo di zolfo.
La Freisa che amiamo: la seconda vita di un vitigno dal fulgido futuro – 26 febbraio alle 17
La Freisa, da vitigno quasi dimenticato e negletto, talvolta anche svilito da una vinificazione che ne impoveriva le caratteristiche organolettiche, si sta trasformando in una delle varietà più interessanti del Piemonte. Complice anche la sua versatile capacità di abbinamento, ha riscosso una rinnovata attenzione sia da parte dei vignaioli, che tornano a produrla, che da ristoratori ed appassionati. A Slow Wine Fair, Giancarlo Gariglio, curatore della guida Slow Wine, conduce una Masterclass che esplora annate e territori differenti, per far comprendere fino in fondo sia le caratteristiche del vitigno sia la sua plasticità a seconda dei suoli in cui viene piantato.
Rifermentazione: quando l’acidità rock crea vini star – 27 febbraio alle 11
L’acidità è uno dei pilastri della rifermentazione, oltre che uno dei caratteri sempre più amati e ricercati da molti consumatori. Purtroppo il cambiamento climatico rende ancora più complesso conservare l’acidità dei mosti. La raccolta sempre più anticipata di uve che rischiano di essere acerbe si ripercuote negativamente sulla complessità dei vini e rende necessaria una profonda riflessione sulla vocazione dei terroir e sul ruolo del trinomio suolo-clima-vitigno. Grazie all’assaggio di alcuni dei rifermentati più celebri e celebrati dell’Emilia Romagna, vengono analizzate le soluzioni adottate per realizzare vini di grandissima qualità che stanno conquistando mercati sempre più attenti e interessati.
Umbria Wine Academy: racconto di una regione al plurale – 27 febbraio alle 12
Patria di cantine che hanno scritto la storia del vino italiano, l’Umbria vede oggi affacciarsi giovani vignaiole e vignaioli desiderosi di valorizzare la grande biodiversità di questa regione, con l’obiettivo di coltivare un futuro orientato a una viticoltura pulita, sempre più priva di prodotti di sintesi. Un tessuto agricolo dinamico che conserva un forte legame con la terra e che in questa Masterclass viene raccontato da otto vignaioli. Insieme fanno parte di UmbriaTop Wines, una cooperativa agricola dedicata alla promozione della produzione vitivinicola regionale e incarnano lo spirito del Manifesto Slow per il vino buono, pulito e giusto.
Ma le degustazioni guidate di Slow Wine Fair non si fermano ai vini: appassionati e professionisti possono esplorare anche il mondo degli amari di qualità, selezionati grazie alla collaborazione di Amaroteca e Associazione Nazionale Amaro d’Italia, e riscoprire Tesori Dop e Igp lungo la via Emilia, in un percorso che unisce quattro prodotti iconici: piadina romagnola Igp, squacquerone di Romagna Dop, aceto balsamico di Modena Igp e Parmigiano Reggiano Dop, in abbinamento a due eccellenze Doc del territorio, il Romagna Sangiovese e il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro.
La Fiera dell’Amaro d’Italia torna a Slow Wine Fair
Anche quest’anno la manifestazione ospita la quarta edizione della Fiera dell’Amaro d’Italia, la seconda nell’ambito della Slow Wine Fair, con un’area dedicata dove produttori d’eccellenza possono proporre i loro amari. Sono 23 gli espositori partecipanti, e provengono da 10 regioni italiane: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia e Veneto. Alcuni fra questi, selezionati da Amaroteca e dall’Associazione Nazionale Amaro d’Italia, sono i protagonisti di tre Masterclass, degustazioni guidate in cui appassionati e operatori del settore possono approfondire la storia e la produzione di marchi storici e innovativi.
Si comincia domenica 25 febbraio alle 14 con l’Amaro Formidabile, liquore elaborato artigianalmente con piante aromatiche macerate in alcool di grano, che si distingue per la sua naturalità e complessità aromatica, per proseguire poi con Scuppoz, realtà nata nel 1982 nel cuore dell’Abruzzo. Da un piccolo laboratorio in Val Castellana, l’azienda ha dato vita a liquori unici, come l’Amaro Scuppoz della Laga, la Genziana delle Pecore e la Ratafià d’Abruzzo, che vengono proposti in degustazione il 25 febbraio alle 18. Si conclude invece il 26 febbraio alle 16 con Il Gruppo Caffo 1915, fondata da Giuseppe Caffo ai piedi dell’Etna, ormai un punto di riferimento nel mondo dei distillati, con ricette antiche tramandate di generazione in generazione come come Elisir S.Marzano Borsci, S.Maria al Monte e Ferrochina Bisleri.
A questi appuntamenti, gratuiti e fruibili da tutti i partecipanti della Slow Wine Fair tramite prenotazione, si aggiungono poi gli AmarOff, eventi che nella giornata di lunedì 26 febbraio coinvolgono 17 locali della città di Bologna. L’Amaro, un gusto italiano Nessuna carta dedicata al ristorante, nessun sommelier, nessuna denominazione d’origine controllata, nessun consorzio. Eppure l’amaro è un prodotto tipico italiano per eccellenza, con una lunga tradizione, legata a ingredienti e ricette del territorio. Un tratto distintivo della nostra cultura che il 26 febbraio alle 15 Massimo Montanari, uno dei massimi storici dell’alimentazione, approfondisce attraverso la presentazione del suo libro Amaro. Un gusto italiano, scavando tra fonti letterarie e trattati di botanica, agricoltura, cucina, dietetica.
Gli spirits dello Slow Bar
Per la prima volta a Slow Wine Fair, lo Slow Bar ospita incontri e degustazioni che vedono protagonisti gli spirits, ossia tutte le bevande alcoliche ottenute dalla distillazione di cereali, frutta o verdura che sono già stati sottoposti a fermentazione alcolica, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle aziende che portano avanti una produzione etica e sostenibile, secondo le linee guida indicate in questo documento. Il tema di questa edizione è l’utilizzo dei liquori amari all’interno dei drink da aperitivo, declinato in tre sottotemi: The Easy Aperitif, Aperitivi e Signature e The No Ice Alternative. The Easy Aperitif si concentra sugli aperitivi facili da replicare e si rivolge ai ristoratori che vogliono iniziare ad aprirsi al mondo dei cocktail; Aperitivi e Signature verte sull’importanza di creare proposte personalizzate e originali, per gli operatori che intendono abbracciare la mixology a tutto tondo; The No Ice Alternative approfondisce il tema della bollicina applicata agli amari, per chi preferisce non dedicarsi alla miscelazione, ma offrire un aperitivo al frizzantino senza ghiaccio e con pochi elementi essenziali. In ciascun incontro, le aziende espositrici di amari e spirits hanno a disposizione 30 minuti per presentare i propri amari e, con il supporto dei bartender di Drink Factory, partner della manifestazione, valorizzarli nei cocktail elaborati per l’occasione, utilizzando i soft drinks S. Bernardo. Un’esperienza unica e completa: dall’aperitivo al dopo pasto passando dal mondo della mixology.
Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads


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