Parlare con Diego Bosoni è stato per me trascorrere un tempo prezioso e arricchente. Cordiale, deciso ma pacato, gentile. Una di quelle persone che mi è sembrato di conoscere da sempre. Invece questa è stata solo la seconda volta che ci siamo incontrati. La prima risale a qualche anno fa quando, molto goffamente, avevo deciso di muovere i primi passi raccontando su IG le mie visite in cantina. Rivedendo quei video, dove il montaggio e i suoi segreti mi erano ancora sconosciuti, mi faccio tenerezza da sola. Nonostante questo, non voglio cancellarli. Rappresentano comunque importanti tappe di un percorso.
LA STORIA
Facciamo un passo indietro. Il padre si è sempre occupato di agricoltura, mentre Paolo, dopo aver lavorato per un periodo alla Oto Melara (azienda spezzina leader mondiale nella progettazione e produzione di cannoni navali), decide a un certo punto di tornare in campagna. Una scelta, quella di seguire la vocazione agricola, accompagnata dalla decisione di dedicarsi prettamente alla produzione vinicola. Lui stesso afferma che, come in una sorta di imprinting, essendo nato il 25 settembre, gli “è rimasto addosso il profumo del mosto”. Paolo Bosoni ha avuto tra i primi il merito e la tenacia di far conoscere ai più il Vermentino e altri vitigni autoctoni della zona, facendo da volano ad altre piccole aziende che hanno in seguito intrapreso questa avventura.
Il nome della cantina è un omaggio alla Dea Luna, a Diana e ad Artemide. Ci troviamo geograficamente nell’ultimo lembo della Liguria di Levante, al confine con la Toscana. Questo è un territorio già caro ad Etruschi e Romani, come testimonia Plinio il Vecchio citando i vini di qualità di Luni. Una posizione privilegiata, dovuta da una parte al mare e alle sue brezze e dall’altra alle Alpi Apuane e ai loro venti rinfrescanti. Insieme, essi regalano a questa terra un microclima unico, ottimale per la coltivazione delle vigne.

LA STRUTTURA
Entrando in quello che era un fienile, sono accolta dal personale, il quale mi mette subito a mio agio. Da subito ho l’impressione che questa sia un po’ la casa di chi ci lavora. Sarà per questo che si chiama Ca’ Lunae e non Cantina Lunae? Alice, da perfetta padrona di casa, ci fa fare visitare la struttura. L’entusiasmo, la preparazione e la passione che mette nel suo racconto mi fa comprendere quanto al centro di questa azienda sia stato messo il rispetto per l’uomo e il suo lavoro. Avevo già visitato il perfettamente restaurato casolare del ‘700, dove su un ampio cortile si affacciano gli edifici che furono stalle, fienili, magazzini per gli attrezzi e alloggi per i contadini, oltre alla casa padronale. Allo stesso tempo, la presenza di alcuni complementi artistici moderni e contemporanei funge da ponte tra il vecchio ed il nuovo. Un dialogo che è un elemento distintivo della famiglia e dell’azienda.

L’OPIFICIO
Particolarmente affascinante è la visita al laboratorio. Qui vengono prodotti i liquori, seguendo le ricette di una cara amica di famiglia, Fiorella Stoppa. La frutta viene selezionata manualmente seguendo l’andamento della stagione e scegliendo il punto di maturazione ottimale. Sempre manualmente, si procede a tutte le fasi della lavorazione, dall’infusione al confezionamento. Nessun intervento invasivo dell’uomo e della tecnologia. Sugli scaffali troviamo così liquori altrove dimenticati. Il Persichetto, ottenuto dalle foglie fresche di pesco, il Pruni, ricavato dalle bacche di prugnole e il liquore di Erba Cedrina, chiamata anche Erba Luigia, o Verbena Odorosa, dal caratteristico profumo che ricorda il limone.
IL MUSEO
La mia visita prosegue nel Museo, dove sono custodite diverse collezioni: attrezzi agricoli antichi, artigianato locale, fotografie; ricordi che sembrano appartenere ad un’epoca lontanissima, sebbene a ben pensarci non sia proprio così…è il mondo che da un po’ ha cominciato ad andare di fretta! Frutto di evidente ricerca, gli oggetti delle collezioni sono stati tutti raccolti nella zona. Un viaggio nel tempo che spiega visivamente e materialmente tutte le fasi della lavorazione della vigna. Il visitatore è immerso in tutte queste attività, dalla raccolta delle uve all’imbottigliamento, testimonianze di una realtà per molti sconosciuta.
LA CANTINA
Nel frattempo è arrivato Diego, uno dei figli di Paolo, il quale ci conduce alla cantina, di recentissima inaugurazione, per una visita. Chi meglio di lui, che ha fortemente voluto questo spazio, può accompagnarci a visitarla… E’ indubbio che ne conosca ogni angolo. La struttura è infatti stata realizzata seguendo le sue idee, tradotte nella pratica dal designer Andrea Del Sere e dagli architetti di At Studio. Fin dal primo sguardo si intuisce il grande valore artistico e architettonico della costruzione.
La struttura è decisamente moderna, ma non impattante. Non si sviluppa in altezza ma nemmeno in profondità. Non si sono voluti alterare il paesaggio e il suolo, nel pieno rispetto dell’ambiente circostante. Un materiale utilizzato diffusamente è il corten, mentre i tetti sono realizzati in legno lamellare. La cantina è dotata di due impianti, uno geotermico e l’altro fotovoltaico, in modo da massimizzare la quota di energia proveniente da fonti rinnovabili.

Entrando dal cancello dal quale si intravede l’interno, si passa attraverso un viale che idealmente attraversa un vigneto composto dai principali vitigni autoctoni dei Colli di Luni. Il progetto ha come elemento portante la natura e vuole essere un omaggio ad essa ed alla terra. Oltrepassiamo lo spazio verde fronteggiante la costruzione per raggiungere l’entrata. Posizionata lateralmente all’edificio, vuole rappresentare l’ingresso nelle viscere della terra. Mi trovo infatti davanti a un corridoio ampio e in leggera pendenza, buio ma accogliente, con un sistema di illuminazione laterale ‘a fessure’. Su un lato, una teca nella quale è stato riportato il suolo da cui nasce il Vermentino classico. Durante la discesa, un’installazione sonora riproduce i rumori della natura e della vendemmia, dai grilli alle cicale, dal gorgoglio del liquido al sottile crepitio delle fermentazioni, le voci degli uomini durante i lavori in vigna. Immagini dei loro volti e dei loro nomi scorrono su uno schermo collocato alla fine del percorso. Il senso evocato è dell’appartenenza a un tutto, di una vera grande famiglia.
Una volta arrivati nello spazio di affinamento, dove sono conservati anche i campioni delle annate passate, visitiamo la bottaia. Nella penombra, le anfore Tava sono ben illuminate da grandi cerchi, una sorta di aureole, mentre tutt’intorno sono disposte le botti; una visione veramente da togliere il fiato. Proseguiamo attraverso la sala dello stoccaggio per finire nel salone dedicato agli eventi. Diego spiega che nulla vuole essere tenuto nascosto al visitatore. Le sale sono illuminate da luce naturale per creare un ambiente di lavoro gradevole e connesso con quello che accade all’esterno. La filosofia alla base è far sentire tutti a proprio agio partendo dal vino per per passare ai lavoratori e ai visitatori. Avvolti dalla bellezza e affascinati dall’efficienza, il risultato non può essere migliore.

LA DEGUSTAZIONE
La varietà dei prodotti è tale che abbiamo lasciato a Diego l’incombenza di decidere per noi cosa assaggiare. Questi i vini:
– Nuova Cuvée Lunae MC Brut Millesimato 2019 “… Di tempo, terra, luna e maree”. 30 mesi sui lieviti. Albarola 50% e Vermentino 50%. Eleganza.
– Incantatrice 2021, etichettata Diego Bosoni come una propria maison, per esprimere ancora più fortemente il suo personale punto di vista. E’ ancestrale, rifermentato in bottiglia da Vermentino, Albarola, Malvasia e altre bacche locali. Nel retro dell’etichetta è riportato: “L’incantatrice è una sirena. Il canto di conoscenza del vignaiolo. Un richiamo a perdersi in questo vino fresco e di antica tecnica di vinificazione. E’ la spuma dell’onda contenuta nella sua effervescenza, è il profumo dei fiori nelle sere d’estate, è armonia ammaliatrice di sottili incantesimi alla bocca”. Sorpresa.
– Albarola, vitigno autoctono ligure, la cui bottiglia riporta in etichetta i nomi degli uomini in vigna e quelli in cantina che hanno lavorato al prodotto. Un modo per includere e dare attenzione al singolo individuo facendolo sentire parte di un grande progetto. Esuberanza.
– Padre e Figlio, sempre un progetto “limited edition” di Diego Bosoni. In etichetta un abbraccio stilizzato, un fil rouge che unisce padre e figlio., Un solo vitigno ma identitario, il Vermentino, da una sola vigna. La storia e il futuro, uno sguardo al passato e uno verso nuovi orizzonti. Raffinatezza.
– Numero Chiuso 2020, Vermentino 100%. Pressatura soffice, fermentazione in acciaio, 18 mesi in botte di legno e altrettanti in bottiglia. Al naso, un’esplosione di frutta gialla, erbe aromatiche della macchia mediterranea con cenni tropicali e floreali, mare sole e vento. Intensità.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads


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