Fattoria Le Pupille, custodi di eleganza e passione
La Maremma toscana, con i suoi profili dolci che inseguono il mare, i pini marittimi, i viali di cipressi che si stagliano contro il cielo e quella luce accecante e la brezza salmastra, sa essere una terra magnetica. Ed è proprio nel cuore di questo paesaggio straordinario che si è svolta una giornata indimenticabile, trascorsa alla scoperta di due delle realtà vitivinicole più affascinanti d’Italia.

Abbiamo iniziato da Fattoria Le Pupille dove ad accoglierci con straordinaria ospitalità abbiamo trovato una Donna del Vino della Delegazione Toscana, Elisabetta Geppetti. Fin dai primi istanti, la sua accoglienza calorosa ci ha fatto sentire non semplici visitatori, ma ospiti speciali di un racconto che dura da decenni.
Il coraggio e la visione della “Signora del Morellino”

Cantina leader assoluta del Morellino di Scansano, Fattoria Le Pupille deve il suo successo planetario al dinamismo, alla determinazione e al coraggio visionario di Elisabetta.
Fin da giovanissima, con una lungimiranza rara, ha saputo trasformare la sua viscerale passione per la vigna in un progetto imprenditoriale di grandissimo respiro capace di traghettare un intero territorio sulla mappa della grande enologia internazionale.
Elisabetta Geppetti ci racconta: “Presi in mano questa piccolissima realtà, diciamo hobbistica, perché avevamo un vigneto dove veniva fatto il vino, con tanta passione, ma quasi tutto prodotto per la famiglia o comunque per gli amici. Avevo 20 anni e quell’ incoscienza tipica della gioventù che ti dà quello sprint di fare tutto con molto entusiasmo. Insomma, all’epoca studiavo Letteratura alla Facoltà di Pisa“.
Tuttavia, proprio intorno a quell’età (all’inizio degli anni ’80), la sua vita prese una direzione completamente diversa: complice la scomparsa prematura del suocero Alfredo e la forte attrazione per la terra e la vigna scoperta durante le vendemmie nella tenuta di famiglia, decise di abbandonare gli studi universitari per dedicarsi interamente al mondo del vino.
Elisabetta prosegue: “E così è nata la cosa e poi ovviamente mi ci sono dedicata anima e cuore e ho avuto la fortuna i primi anni la di avere vicino quello che è considerato per tutti Il padrino della rivoluzione enologica italiana ovvero Giacomo Tachis, che era un amico di famiglia. Sono stata un po’ “traumatizzata” ma tutto quello che ho imparato così giovane l’ho imparato da lui. Mi ha fatto fare tantissima gavetta perché era una persona molto molto rigida, molto pretenziosa e già super famosa, super presa da mille cose.
È stata una grande scuola perché poi ripeto, non era una persona facile ma era molto rigorosa e aveva questa visione della grande qualità e quindi giustamente era molto critico. In quegli anni però ha formato molto anche il mio palato e il mio gusto per il vino, per il grande vino“.

Oggi l’azienda si estende su ben 420 ettari di terra, di cui 85 destinati a un vigneto curato come un giardino, situato a un’altitudine che varia tra i 150 e i 350 metri sul livello del mare. Una posizione privilegiata che gode delle escursioni termiche e delle brezze marine, dando vita a circa 450.000 bottiglie all’anno.
Un borgo d’altri tempi tra modernità e natura
Arrivando alla tenuta, lo sguardo viene catturato dall’armonia dell’insieme: gli edifici storici e la nuova cantina si fondono perfettamente, ricreando l’atmosfera accogliente di un piccolo borgo rurale, circondato da vigneti pettinati e maestosi pini marittimi. La cantina stessa è un capolavoro di architettura integrata perché si sviluppa in gran parte come struttura ipogea. Sotto terra, protette dal calore esterno, le botti e le barriques riposano nel silenzio, custodi del tempo necessario a far maturare l’eccellenza.

Il Racconto del Calice: la degustazione
La giornata non poteva che culminare in un viaggio sensoriale guidato attraverso i vini aziendali, un percorso che fotografa perfettamente l’anima poliedrica di Le Pupille. Abbiamo assaggiato:
- Rosamati 2024: un rosato di grande personalità, fresco, floreale e fragrante. Piccoli frutti rossi e una vibrante acidità, incarna perfettamente la freschezza e la piacevolezza della Maremma estiva.
- Poggio Argentato 2025: un bianco sorprendente per il territorio, un blend inusuale di Sauvignon Blanc, 30% Petit Manseng, 10% diviso tra Traminer e Semillon. Caratterizzato da un’elegante complessità, regala note minerali e di erbe aromatiche, supportate al palato da una bellissima sapidità e persistenza.
- Morellino di Scansano 2024: l’ambasciatore della cantina. Un rosso d’annata trascinante, dominato dal frutto rosso succoso e da una beva straordinariamente piacevole e fresca, specchio fedele del Sangiovese maremmano.
- Morellino di Scansano Riserva 2023: qui il Morellino si fa più profondo e maturo. Il perfetto affinamento dona al vino note speziate, una trama tannica avvolgente e vellutata e una struttura solida ma sempre guidata da una grandissima eleganza.

- Poggio Valente 2022: un Cru di Sangiovese straordinario. Un vino profondo ed elegante, dove la complessità dei sentori di sottobosco e tabacco si unisce a un sorso caldo, minerale e aristocratico.
- Saffredi 2022: Il vero fiore all’occhiello della produzione e il vino per cui la cantina è conosciuta nel mondo. Questa celeberrima cuvée di Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot matura sapientemente in barriques. Il traguardo storico dei 100 punti assegnati da James Suckling al Saffredi è arrivato nell’agosto del 2015 per la leggendaria annata Saffredi 2012 (che celebrava anche il 25° anniversario del vino).

Lasciare la Fattoria Le Pupille mentre il sole tramonta sui vigneti maremmani lascia addosso la consapevolezza di aver toccato con mano non solo del grande vino, ma la storia di una famiglia e di una donna che hanno reso la terra della Maremma sinonimo di pura eleganza nel mondo.
Le Mortelle: tra storia, architettura e grandi vini
Il viaggio verso la Maremma toscana anticipa sempre qualcosa di speciale, ma varcare i cancelli della tenuta Le Mortelle (nella località Ampio, a pochi chilometri da Castiglione della Pescaia) significa immergersi in un microcosmo dove la natura incontra l’ingegno umano in una sintesi perfetta.
L’Arrivo e l’Anima della Tenuta Le Mortelle
La giornata è iniziata con lo sguardo perso tra i 270 ettari della proprietà, un anfiteatro naturale in cui 175 ettari di vigneto disegnano le colline. Una terra dove i vitigni a bacca rossa come il Cabernet Sauvignon e il Cabernet Franc hanno trovato una dimora ideale, affiancati da più recenti e promettenti impianti a bacca bianca come Vermentino, Ansonica e Viognier.
C’è un profondo senso di continuità storica qui. Sebbene la famiglia Antinori abbia avviato la ristrutturazione moderna nel 1999, mossa dalla certezza dello straordinario potenziale enologico di questa parte di Maremma, le radici della tenuta affondano nel passato. È affascinante pensare che già un atto patrimoniale del 1863 menzionasse tra i possedimenti degli Antinori il vigneto Poggio Franco, ancora oggi una delle parcelle più pregiate della tenuta.
Un Capolavoro Ipogeo: La Cantina
Nascosta alla vista per integrarsi perfettamente con l’ambiente, si svela la cantina. Definirla semplicemente cantina è riduttivo: si tratta di un vero e proprio capolavoro architettonico ipogeo.



La struttura si sviluppa in una suggestiva forma cilindrica su tre livelli, concepiti per assecondare la vinificazione per gravità (senza l’uso di pompe che stresserebbero il vino). Scendere nel cuore della terra seguendo la spettacolare scala elicoidale è stata un’esperienza quasi mistica, avvolti dal silenzio, dalla penombra e dal profumo del legno delle barrique dove il vino riposa a temperatura e umidità naturalmente costanti.

La Degustazione e i Sapori del Territorio
Dalla meraviglia architettonica siamo passati al piacere del palato. Ci siamo accomodati in una sala dedicata, un ambiente intimo ed elegante dove la filosofia della tenuta ha preso una forma decisamente gustosa.
Il pranzo è stato un trionfo della tradizione maremmana dove abbiamo assaggiato le delizie del Territorio, piatti preparati con ingredienti locali, genuini e ricchi di sapore, capaci di raccontare la Toscana più autentica tra cui i tortelli maremmani. Ogni portata è stata magistralmente abbinata ai vini prodotti a Le Mortelle. Dai bianchi freschi, sapidi e profumati, perfetti per l’apertura, fino ai rossi complessi, eleganti e strutturati, capaci di reggere il confronto con i sapori decisi della cucina locale.

Una giornata perfetta, dove il calore dell’ospitalità Antinori, nella persona di Verdiana che ci ha accompagnato in tutte le fasi della visita, la maestosità della cantina sotterranea e la ricchezza del calice hanno lasciato il ricordo indelebile di una Maremma d’eccellenza.
La Degustazione: un Viaggio nei Calici de Le Mortelle
- Vivia 2025: il pranzo è iniziato sotto il segno della freschezza. Questo blend di Vermentino, Ansonica e Viognier ha portato nel bicchiere la solarità e la sapidità della costa toscana. Con le sue note floreali e di frutta a polpa bianca, è stato il compagno ideale per dare il benvenuto alle prime delizie del territorio, esaltando gli antipasti grazie alla sua vibrante acidità.

- Botrosecco 2023: passando ai rossi, il Botrosecco (blend di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc) ha subito mostrato il carattere fiero della Maremma. Un vino avvolgente, ricco di profumi di frutti rossi maturi e lievi spezie, che si è sposato magnificamente con i sapori più decisi e tradizionali delle portate centrali, regalando un sorso morbido e piacevolmente persistente.
- Poggio alle Nane 2023: il culmine della degustazione è arrivato con il re della tenuta. Nato proprio da una delle zone più vocate, vicina allo storico vigneto Poggio Franco, questo blend di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e una piccola quota di Carménère ha incantato per complessità ed eleganza. Un rosso profondo, aristocratico, con tannini setosi e note di cassis, cioccolato e macchia mediterranea. Abbinarlo ai piatti forti del territorio è stato un vero e proprio momento di estasi gastronomica.

Maremma, Terra d’Elezione: una Riflessione Finale
Attraversare la Maremma attraverso i calici e le storie di due realtà così straordinarie permette di comprendere la vera magia di questo angolo di Toscana. Un tempo terra aspra e selvaggia, oggi la Maremma si rivela come uno dei territori enologici più dinamici, poliedrici e affascinanti d’Italia. Ciò che ha reso unica questa esperienza è stato il contrasto armonioso tra le diverse interpretazioni del territorio: da un lato, Fattoria Le Pupille, dove la visione pionieristica ha saputo nobilitare il Sangiovese e scommettere sui vitigni internazionali quando nessuno ci credeva ancora, dando vita a vini vulcanici che vibrano della stessa energia selvaggia della macchia mediterranea.
Dall’altro, Le Mortelle, dove la famiglia Antinori ha saputo unire il rispetto per la storia ottocentesca a una modernità architettonica d’avanguardia. Qui, la precisione millimetrica della cantina ipogea si riflette in vini di un’eleganza millesimata, capaci di domare la potenza del sole maremmano attraverso una freschezza e una sapidità marina inconfondibili.
Un grazie alla Delegazione Toscana e in particolare a Federica Cecchi dell’Associazione Nazionale Donne del Vino per avermi fatto vivere questa bellissima giornata!

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads


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