C’è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, sospeso tra il verde dei vigneti e il profilo delle Dolomiti. È Tenuta Margon, un complesso che racconta non solo la storia della nobiltà trentina ma anche la visione lungimirante della famiglia Lunelli, che ne ha fatto il simbolo della propria ospitalità.
Villa Margon: un gioiello cinquecentesco
La villa fu costruita intorno alla metà del Cinquecento per volontà della famiglia Basso, una stirpe di nobili giuristi che voleva una dimora capace di riflettere il proprio prestigio. Il contesto non era casuale: eravamo nel pieno del Concilio di Trento (1545-1563), e la città era diventata il centro del mondo politico e religioso.
Villa Margon divenne subito il “buen retiro” per i protagonisti del Concilio. Tra i suoi loggiati e i giardini passarono cardinali, ambasciatori e alti prelati che cercavano ristoro dalle fatiche delle sessioni conciliari. Si dice che persino l’imperatore Carlo V sia stato ospite qui, un legame celebrato con una stanza a lui dedicata.
Dopo secoli di passaggi di proprietà, la villa rischiò l’oblio. La svolta avvenne negli anni ’80, quando la famiglia Lunelli (già custode del mito Ferrari) decise di acquisirla. Per i Lunelli non fu solo un investimento immobiliare, ma un atto d’amore verso il territorio.

Hanno affrontato un restauro monumentale, durato anni, per restituire alla villa la sua luce originaria. Oggi Villa Margon è la sede di rappresentanza del Gruppo Lunelli: un luogo dove il vino incontra l’arte, dimostrando che l’eccellenza italiana è un filo ininterrotto che lega il Rinascimento alla viticoltura moderna. All’interno, le cose più preziose si svelano sala dopo sala, dove abbiamo ammirato:
- Il Ciclo di Affreschi: un’incredibile narrazione pittorica che decora i saloni, illustrando le fatiche di Ercole, scene bibliche e le gesta dell’Imperatore Carlo V.

- La Sala delle Stagioni: un omaggio alla vita rurale, dove i dettagli della vendemmia ricordano quanto profondo sia il legame tra questa terra e il vino.
- Gli arredi d’epoca: ogni mobile e decorazione riflette il gusto raffinato di un’epoca in cui il Trentino era il ponte culturale tra il mondo germanico e quello latino.
Questo gioiello è visitabile previa prenotazione dal Mercoledì e sabato (9.00-12.30 / 14.30 – 16.30 periodo invernale) 9.00-12.30 / 14.30 – 18.00 (periodo estivo)
T +39 0461 972416 – hospitalitymargon@tenutelunelli.it
Cantina Ferrari: dove nascono le bollicine

La visita Cantine Ferrari è un viaggio sensoriale che parte dall’oscurità delle gallerie dove riposano milioni di bottiglie: il percorso inizia con il racconto di Giulio Ferrari, che nel 1902 intuì la vocazione spumantistica di queste terre. Attraversiamo i tunnel silenziosi dove avviene la magia della rifermentazione in bottiglia e il remuage, ascoltando attentamente aneddoti e la storia del Metodo Classico. La conclusione non poteva essere che una degustazione che ha messo a confronto due anime della linea Perlè, l’icona millesimata di casa Ferrari:
– Ferrari Perlè Bianco 2016 (100% Chardonnay) un’esplosione di eleganza. Note di cedro, crosta di pane e una sapidità minerale che racconta il terreno calcareo dei vigneti di montagna.
– Ferrari Perlè Nero 2018 (100% Pinot Nero) il primo e unico Blanc de Noirs della casa. Più strutturato, complesso, con sentori di piccoli frutti rossi e una tostatura delicata, al tempo stesso di una freschezza entusiasmante.

Locanda Margon
La giornata è proseguita alla Locanda Margon, il ristorante dei Lunelli immerso nei vigneti, dove dimentichi il trambusto della città. Qui, lo chef Edoardo Fumagalli propone un percorso in chiave bistrot che è un inno alla stagionalità e alla precisione tecnica.
Il menù degustazione è stato un crescendo di sapori autentici:
- Spuma di patata dolce con tapioca marinata e il tocco acido del pane all’aceto di Chardonnay
- Cavolfiore arrostito al kamado, la cui nota fumé si sposava perfettamente con il “bagnetto verde” e la sapidità delle acciughe
- Risotto allo zafferano di montagna, rinfrescato dal limone e reso iconico dalla Mortandela della Val di Non (non è mortadella!)
- Petto di polletto bio tenerissimo, esaltato da una jus profonda e dalla lattuga scottata.

- Zabaione freddo con il crunch delle mandorle tostate.
Il tutto è stato impreziosito da un compagno di viaggio d’eccezione: un Ferrari Perlè Millesimato 2019, mentre siamo state omaggiate da un incredibile assaggio di Ferrari Perle 2003 (sboccatura 2021) a dimostrazione di come la grande acidità dei vini di montagna Ferrari possa evolvere in una complessità terziaria magnifica, con note di miele e frutta secca.

Una giornata che non è stata solo una visita, ma un’immersione totale nella gioia e nell’arte di vivere italiane.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads


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