In occasione della manifestazione Slow Wine, lo spazio di Regione Lombardia si è trasformato in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. Non solo degustazioni ma momenti di approfondimento culturale, dove il vino incontra i prodotti dei Presìdi Slow Food in un clima di convivialità e scoperta.
L’obiettivo? Cambiare l’approccio al prodotto. Come sottolineato dagli organizzatori, l’importante è la piacevolezza dell’esperienza: creare un ambiente in cui chiunque possa avvicinarsi con il semplice desiderio di assaggiare per poi, con naturalezza, approfondire la conoscenza tecnica e territoriale. Si sono avvicendati, nelle tre giornate di fiera, vignaioli e coordinatori di Slow Food Lombardia che hanno intrattenuto il pubblico presente in perfetta armonia.
Il programma ha toccato ogni angolo della regione, mettendo in luce abbinamenti spesso inediti ma profondamente radicati nel territorio.
Il percorso è iniziato con un omaggio ai vitigni del Garda. Il Riesling e i vini dei Colli Mantovani hanno accompagnato eccellenze rare come la Semuda (formaggio tipico dell’alto Lario) con pane di segale e lo Strachitunt DOP servito con mostarda di agrumi.

Siamo poi passati in Franciacorta e sul Lago d’Iseo con i sapori d’acqua dolce, sotto la guida del Cuoco dell’Alleanza Daniele Provezza. Le bollicine più famose d’Italia hanno incontrato la fauna ittica locale accostandosi perfettamente a tartare di pesce di lago, mantecato di tinca e l’insolita bresaola di siluro.
Non poteva mancare un focus dedicato al Pinot Nero Metodo Classico dell’Oltrepo Pavese. Valerio Cherubini ha guidato la degustazione di Grana Padano DOP “da fieno” in diverse stagionature (24, 30 e 50 mesi), abbinandolo a mieli di alta montagna e alle storiche marmellate delle Limonaie del Garda. Nel pomeriggio, lo stesso vitigno si è mostrato nella sua veste ferma per accompagnare i salumi della tradizione: dal Salame di Montisola ai Ciccioli d’Oca della Lomellina.
Un laboratorio è stato dedicato alla verticalità dei vini valtellinesi. Il Valtellina Superiore DOCG (cantine Colombo Sormani, La Perla, Radis) ha dialogato con i formaggi eroici: la Mascherpa d’alpeggio, lo Stracchino all’antica delle Valli Orobiche e il celebre Furmacc del Feen.
Il finale è stato dedicato alla freschezza con i Rosé: Chiaretto e Valtenesi in abbinamento a coppa di equino e al pregiato Violino di Capra della Valchiavenna. E il Lugana, un bianco di carattere che ha retto il confronto con i Presìdi delle valli come l’Agrì di Valtorta e il rarissimo Tombea della Valvestino.
E’ stato bello scoprire tanti prodotti sconosciuti, un esempio su tutti è stato il Violino di Capra della Valchiavenna. Questo salume non è solo un prodotto ma un’opera d’arte artigianale che deve il suo nome alla forma della coscia della capra e al rituale del taglio, in cui si poggia la coscia sulla spalla e si usa il coltello come se fosse un archetto, proprio come se si stesse suonando un violino. Viene prodotto con capre che vivono allo stato brado e la carne viene salata e aromatizzata con aglio, cannella, chiodi di garofano e vino rosso, per poi essere essiccata al vento della Valchiavenna. È intenso, selvatico e profondamente aromatico.
La curiosità come chiave di accesso al territorio
I laboratori ospitati in Regione Lombardia ci hanno lasciato una lezione preziosa – la Lombardia non è fatta solo di grandi numeri e produzioni industriali ma è un mosaico vibrante di micro-territori che meritano di essere protetti e raccontati.
L’invito rivolto ai visitatori è stato tanto semplice quanto rivoluzionario: non serve essere esperti per apprezzare la qualità. Spesso la tecnica rischia di diventare una barriera, mentre la vera chiave d’accesso è la curiosità. E’ la voglia di scoprire la storia, il volto e le mani che si celano dietro un’etichetta o una forma di formaggio a fare la differenza.
Il vero cambiamento, però, deve partire dall’approccio. Dobbiamo spogliarci del timore del “giudizio” e rimettere al centro la piacevolezza. Anche se la temperatura di servizio non è perfetta o l’abbinamento non segue i canoni classici, ciò che conta davvero è la serenità dell’incontro tra il produttore e l’appassionato. Perché il vino e il cibo si apprezzano davvero solo quando ci si sente liberi di assaporarli, consapevoli che ogni calice è un invito a conoscere meglio la nostra terra.
In questo spirito, la Lombardia si conferma non solo una terra di eccellenze, ma una grande tavola conviviale dove c’è sempre spazio per chi ha voglia di ascoltare e di stupirsi.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads


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