Incontrare Guido Galletti (riduttivo chiamarlo pescatore) nel suo 𝐈𝐭𝐭𝐢𝐭𝐮𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐂𝐨𝐫𝐧𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐒𝐏𝟒𝟒𝟖𝟖 è stato emozionante! Tanto più dopo avere assaggiato una delle 240 bottiglie di Pirasca, un nuovo progetto iniziato l’anno scorso.

Approfitto della sua presenza per domandare come gli sia venuta questa idea di produrre un vino così particolare. “Ero in vacanza in Grecia nel periodo della vendemmia e ho scoperto che mettevano le uve in mare, una pratica che risale a 2000 anni fa ed è ispirata alla produzione di un vino leggendario sull’isola di Chio. Tornato a casa, faccio qualche ricerca e mi attrezzo, prendo le nasse e inizio questa avventura. E così l’anno scorso, a Guvano – fra Corniglia e Vernazza, abbiamo calato in apnea sei quintali d’uva tra Bosco, Vermentino e Albarola (per intenderci le uve che fanno la Doc Cinque Terre) a circa otto metri di profondità per 48 ore”.
Nasce così il Vino Bianco Pirasca 2023, in collaborazione con le Cantine BarCa Barrani Cappellini e l’Agriturismo Missanega.

“Il pensiero che, duemila anni dopo i greci, la stessa metodologia ora prenda forma da noi mi stupisce, mi incanta, mi riempie di bellezza”
Incantevole l’etichetta che riporta una sirena azzurra. E il nome da dove viene? Incalzo pensando già a qualche forma dialettale… Anche dietro questa scelta, c’è una bella storia. «È il nome della barca di Ruggero Rossignoli, pescatore rustico, di Vernazza, uno della vecchia guardia, morto troppo presto» – ricorda Galletti – «Il giorno che abbiamo posato l’uva in mare era l’anniversario della sua scomparsa. Ho pensato a questa coincidenza rientrando a casa, la sera. E ho detto: Pirasca. Il vino si chiamerà Pirasca». Una dedica, un omaggio da uomo di mare a uomo di mare.
L’evoluzione di Guido che da pescatore, apre un locale dove il pescato del giorno e i prodotti dei suoi orti si incontrano nelle preparazioni, passa anche da un nuovo sogno.
“Amo follemente il mio territorio e ricordo bene le nonne, i miei genitori e la fatica che abbiamo fatto“, mi racconta mostrando con orgoglio la foto di nonna Ernestina, “quindi cerco in ogni modo di valorizzare le nostre potenzialità per rendere omaggio alla mia terra e ai miei avi“.

Guido è pervaso dalla passione e dalla gratitudine di aver ereditato un territorio meraviglioso che va rispettato e custodito e ci racconta del suo nuovo progetto; ha preso in gestione un appezzamento di terreno in Val di Vara dove vuole piantare due tipi di grano e un farro con cui panificare in modo tradizionale.
Assaggiamo i piatti: le immancabili acciughe salate e il guanciale di ricciola. Per questo piatto viene presa la parte più grassa della ricciola, quella sotto la pancia, e come per il guanciale di maiale viene coperta di aromi, sale e pepe, e fatta asciugare nel frollatore. Seguono il trancio di sarago pizzuto, il fritto di verdure e pesce, e la sbrisolona di mela. E finiamo la serata con un regalo! Guido ci omaggia dell’assaggio da vasca del Sciacchetrà 2017. Commovente.


Sarebbe troppo lungo raccontarvi del panorama, con noi indecisi tra guardare il sole tramontare sul Parco delle Cinque Terre e vedere la luna sorgere su Corniglia… Andateci!

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads


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