Sulle orme dell’Ormeasco: Tenuta Maffone e Azienda Agricola Fontanacota

Mi porta in questa zona un assaggio indimenticabile, un MC fatto con solo Ormeasco, un vero unicum! Non sempre i MC con uve diverse da quelle vocate danno risultati entusiasmanti. Siamo a  Pieve di Teco, nell’alta Valle Arroscia in provincia di Imperia, dove la Tenuta Maffone si estende per 10 ettari di vigne e 10 di ulivi. Ovviamente, data la natura del territorio, sono tutti frammentati e sparsi, tra i 500 e i 700 metri di quota. 

Sulle orme dell'Ormeasco: Tenuta Maffone e Azienda Agricola Fontanacota

Veniamo accolte da Eliana e dal marito Bruno. La prima, ex-dirigente di Poste Italiane, decide di cambiare vita seguendo la strada del marito, da lui intrapresa nel 2009 per dedicarsi anima e corpo ai due ettari di vigneto e agli uliveti del nonno. Ma la passione diventa inarrestabile e tra i vicini si sparge la voce che loro vogliono occuparsi del territorio. Così, negli anni, acquistano vigne abbandonate incrementando gli ettari fino ai 10 odierni e alle 60 mila bottiglie prodotte. 

UN TERRITORIO BELLISSIMO E IMPEGNATIVO

Il territorio è bellissimo, incontaminato, e regno di lupi, caprioli e cinghiali. Il rovescio della medaglia sono gli alti costi per proteggere le colture dagli animali, costi che arrivano al 40% delle spese annue totali. Facciamo un bel giro per vigne fino ad arrivare a quella più alta e più vecchia, a 700 metri di altezza.

I vigneti di proprietà della famiglia hanno dai 60 ai 100 anni. La scelta è stata di mantenerli e coltivarli in modo tradizionale, non usando diserbanti e concimi chimici; pratica poi estesa a tutte le proprietà. Nei vigneti vengono seminati orzo e favino, quest’ultimo annualmente tritato e interrato per azotare il terreno.

“I vigneti sono in posizione particolarmente favorevole,” ci racconta Bruno, “molto areati, in altitudine e ben esposti al sole. Questo ci permette di fare pochissimi trattamenti e di non usare anti muffe, nel rispetto per l’ambiente e la natura che ci circonda. Non è strano infatti in estate trovare nidi di uccellini ben nascosti tra le foglie delle viti“.

TENUTA MAFFONE, ORMEASCO E… L’INTERNAZIONALE SITUAZIONISTA  

Scopro che questi meravigliosi territori sono ben conosciuti all’estero. Via via, i casolari abbandonati sono stati acquistati da persone provenienti dal nord Europa, particolarmente da Svezia, Inghilterra e Danimarca. 

Eliana ci racconta questa bella storia: “Nel 1954, Asger Jorn, pittore, scultore, etnoarcheologo ed architetto selvaggio giunge ad Albissola Marina su invito di Enrico Baj e Sergio Dangelo. Innamorato del posto, decide di acquistare nel 1957 una piccola casa colonica dove si stabilirà fino alla fine dei suoi giorni. Si racconta che Jorn amasse il cibo della tradizione ligure e i vini rossi piemontesi e liguri. 

Si fa quindi costruire una piccola cantina e, insieme al suo vicino di casa e amico Umberto Gambetta, si compra l’uva e inizia a fare un po’ di vino. Essendo un artista, si disegna un’etichetta e se la stampa per i suoi vini ‘Cantina Jorn’. Lui e Gambetta producono bottiglie che si bevono sostanzialmente loro. Insieme a Guy Debord e Michèle Bernstein, Ralph Rumney e Pegeen Vail Guggenheim, Pinot Gallizio e Walter Olmo, approdati a Cosio durante i 3-4 giorni di soggiorno (all’epoca gli spostamenti erano veramente difficili), sostanzialmente bevono e mangiano. Si dice che fossero andati a rifornirsi di Ormeasco in giro per la valle perché avevano prosciugato tutte le scorte.

Sulle orme dell'Ormeasco: Tenuta Maffone e Azienda Agricola Fontanacota

NASCE L’INTERNAZIONALE SITUAZIONISTA

Ed è così che, in un clima festoso, con il sottofondo musicale dei Platters e di Vivaldi, il 28 luglio 1957 nasce l’Internazionale Situazionista. Non a caso il manifesto inizia con queste parole “Eravamo ebbri…”. Quando Jorn muore, la sua casa diventa un museo collegato alla sede “originale” in Danimarca. Vengono ritrovate queste bottiglie con l’etichetta da lui disegnata, la quale diventa anch’essa un’opera d’arte. Per promuovere il museo si decide di iniziare un progetto insieme alla mia azienda e di fare un vino con l’annata 2016 di Ormeasco Superiore, da un vero e proprio cru. Scegliamo uve da un appezzamento chiamato Cian di Negri con vigne centenarie – annata strepitosa – ne abbiamo prodotti solo 300 litri. 

Siamo ad Albissola, luogo con una grande tradizione di ceramisti; mi dico che ci vorrebbe un contenitore di ceramica. Da qui, l’idea! Proprio a fianco del museo abita il proprietario della Clayver, un’azienda di Vado Ligure specializzata nella realizzazione di botti in ceramica per il vino, realizzate con un grès brevettato. Così, dopo un passaggio di 7 mesi in botte grande e successivo affinamento nella Clayver di 18 mesi nella Casa Museo più 4 anni in bottiglia, è venuta fuori una roba che non ci aspettavamo. Ci ha piacevolmente sorpreso! Una piccola parte l’abbiamo tenuta e imbottigliata per la nostra azienda con il nome di Vuscià (dal dialetto Vossia, l’antico Voi dialettale ligure rivolto alle persone di riguardo, il prete, il dottore, il sindaco e tutte quelle degne di un rispetto più intimo e che meritano qualcosa in più del Lei).

Una produzione di 1.720 bottiglie e 120 magnum numerate e un “declassamento” da DOC a Vino Ligure per creare una sorta di Superligurian come i blasonati vini di Bolgheri e dintorni.”

LA VINIFICAZIONE DELL’ORMEASCO

Bellissima storia davvero! Tornando all’Ormeasco, scopro che viene vinificato in cinque modi diversi. Si parte dallo Sciac-trà – da non confondere con lo Sciacchetrà, passito delle Cinque Terre con medesima pronuncia, tanto per confonderci le idee! Questo è un rosato naturale derivato da una vinificazione in bianco. Un altro è l’Ormeasco classico, a macerazione sulle bucce con vinificazione in acciaio. L’Ormeasco Superiore, invece, è una raccolta tardiva di uve selezionate a mano nel vigneto più vecchio, con macerazione sulle bucce e passaggio di circa 6 mesi in botte grande di legno. Chiude l’Ormeasco Passito, una piccola produzione con uve appassite sui graticci fino a gennaio e poi sgrappolate a mano e pigiate nel vecchio torchio. 

Sulle orme dell'Ormeasco: Tenuta Maffone e Azienda Agricola Fontanacota

Nel 2012, Bruno decide di portare avanti un progetto sul quale studiava da un po’ di tempo e da cui è poi partita la mia storia, ovvero spumantizzare l’Ormeasco.

GLI ASSAGGI DI ORMEASCO…E ALTRO

In abbinamento con la tipica focaccia Sardenaira (che non avevo mai mangiato) abbiamo assaggiato:

E per concludere in bellezza e pulirci la bocca, come ha affermato Eliana, il MC di Ormeasco annata 2016 sboccatura 2024. Spettacolare! Come non farsene una scorta? E se volete conoscere un po’ meglio Eliana e Bruno della Tenuta Maffone, potete dare un’occhiata a questo articolo su di loro.

AZIENDA AGRICOLA FONTANACOTA

Non potevo non effettuare una tappa imperdibile, oltre che di confronto territoriale, presso l’Azienda Agricola Fontanacota. Marina Berta e suo figlio Andreas ci aspettano, in una fredda mattina di gennaio, per l’obbligatoria passeggiata tra i filari di Ormeasco e Moscato, dove ci accompagnano roseti ed erbe officinali e da cui si gode una vista spettacolare che si perde fino al mare.

Marina ci racconta che “la conduzione delle vigne segue il principio della lotta integrata. Si cerca di ridurre al minimo necessario gli interventi con prodotti chimici e di usare fitofarmaci solo in caso di necessità, mentre non utilizziamo diserbanti. Pratichiamo il sovescio; in autunno piantiamo orzo e favino tra i filari, poi a primavera quando queste erbe hanno raggiunto l’apice vegetativo, interriamo i primi centimetri di biomassa. Con questa operazione si garantiscono più sostanza organica e microelementi al terreno, si aumenta il controllo delle erbe infestanti, e si favoriscono biodiversità e conseguente presenza di insetti utili in vigneto. Inoltre, tutte le operazioni in vigna vengono per la maggior parte effettuate a mano“. 

La cantina è nata nel 2001, anche se si faceva vino dagli anni ’80 come (mi è capitato spesso di sentire) un po’ in tutta questa parte di Liguria.

LE DUE TENUTE DI FONTANACOTA

Fontanacota si compone di due distinte tenute, la più grande situata in Val Prino con 4 ettari coltivati a Vermentino, Pigato, Rossese e Granaccia, mentre un’altra di dimensioni minori (2 ettari) si trova qui a Pieve di Teco, a seicento metri di altezza in coltivazione a Ormeasco e Moscato; in totale, circa 35 mila bottiglie prodotte annualmente. Abbiamo passeggiato in mezzo ai vigneti terrazzati e scoscesi con, da una parte, le Alpi imbiancate di neve che proteggono dai venti freddi provenienti da Piemonte e Francia e, dalla parte opposta, un mare già visibile nel suo luccichio all’orizzonte. 

Sulle orme dell'Ormeasco: Tenuta Maffone e Azienda Agricola Fontanacota

Visitiamo anche la micro-cantina, ricavata in un antico casolare e ci accingiamo agli assaggi nella sala di degustazione al primo piano, intatto testimone di usanze contadine, quando il centro della vita familiare era la cucina. 

LA DEGUSTAZIONE TRA ORMEASCO E ALTRI AUTOCTONI

Sulle orme dell'Ormeasco: Tenuta Maffone e Azienda Agricola Fontanacota

Le etichette sono bellissime, ognuna con una storia da raccontare. Per la Granaccia “San Giorgio” Edizione Limitata 2022 è stata scelta un ‘artista, Lidia Bolognini, che ha disegnato l’etichetta unendo lo stile manga a elementi di tutt’altra origine, ovvero San Giorgio e il drago. Le etichette dei “classici” riportano un upupa, uccello che non è difficile avvistare in questi luoghi incontaminati, e sono state disegnate dalla cognata Cristina Rovaldi. Evidentemente, una famiglia dove non manca il senso artistico, visto che le etichette dei Superiori, del Moscato e del MC (che riportano un bombo, una farfalla, una mantide e una libellula) sono state disegnate dalla nipote Caterina Berta.

UN ETIMO DISCUSSO

Vi riporto una curiosità a proposito dell’origine dell’ormeasco che ho trovato qui. Ci sono almeno tre spiegazioni.  Una prima corrente di pensiero, mancando altra documentazione, ritiene che l’etimo ormeasco significhi vite dell’olmo. Un’altra, maggioritaria e più diffusa nei testi, nota che le località e i nomi con suffisso -asco, segnalavano nell’antica lingua ligure luoghi con la presenza di un corso d’acqua. Ad Ormea scorre il fiume Tanaro; il termine indicherebbe quindi una semplice etimologia dell’Ormeasco: vite e vino di Ormea.

Un altro filone di pensiero ritiene invece che il vino riporti il nome di Ormea quale essenziale luogo di transito e di commercializzazione del prodotto. Un po’ come i prodotti in ardesia che hanno preso il nome dalla località di Lavagna o le giare in Francia, che lo hanno preso da Antibes e Biot! In questo caso l’etimo ‘Ormeasco’  significherebbe, nuovamente, vite di Ormea.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads

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