Il 28 maggio è stato presentato in anteprima nella prestigiosa cornice di Palazzo Varignana il nuovo nato in casa Andreola. “Marna del Bacio” vendemmia 2024, è un Valdobbiadene DOCG Rive di San Pietro di Barbozza Extra Brut ed è nato, come tutte le referenze di questa azienda, dalla viticoltura eroica. Il vigneto del cru si estende per circa 2 ettari e si trova tra i 300 e i 350 metri di altezza, dove le pendenze raggiungono l’80%. Il calice racchiude il risultato dell’equilibrio perfetto tra terroir, altitudine, esposizione e dedizione.
Perché Marna ‘del Bacio’
Il nome deriva dal toponimo “Bacio”, una piccola lingua di terra considerata una delle più prestigiose del paese di San Pietro di Barbozza, nel comune di Valdobbiadene. Il suolo, costituito da marne calcaree e Biancone affiorante, regala al vino una spiccata sapidità, mentre il microclima, caratterizzato da forti escursioni termiche, esalta la finezza aromatica della Glera.
Siamo accolti dal proprietario Stefano Pola e dall’enologo Mirco Balliana. L’Azienda Andreola si trova nel cuore del Valdobbiadene DOCG e vanta una storia lunga 40 anni nei quali è divenuta simbolo della viticoltura eroica del Valdobbiadene Docg, producendo da sempre vini letteralmente “fatti a mano”, a conferma dell’impegno costante volto verso la ricerca qualitativa. La cantina si distingue per il lavoro manuale nei vigneti, obbligatorio nelle ripide colline di questa regione, che in vendemmia si caratterizza per la presenza di particolari ed uniche carrucole per il trasporto dell’uva. La produzione è incentrata sul vitigno Glera, assieme ad una minoranza di varietà autoctone compresenti nelle vecchie vigne e include diverse etichette, tra cui la ‘Rive Line’ con il maggior numero di Rive in catalogo nel Valdobbiadene DOCG.
L’Azienda Andreola
Stefano Pola ci racconta che l’azienda era della bisnonna Orsola, “perché comunque mio nonno era molto molto giovane, era del ’58, e quindi i primi vigneti sono rimasti intestati a lei. Poi nell’84, mio padre ha deciso di continuare appunto questa attività, non solo come viticoltura (fino ad allora eravamo conferitori), ma anche per vinificazione e successivamente anche spumantizzazione. Per questo ricordiamo l’84 come l’anno di nascita dell’Azienda Agricola Andreola. Oggi si estende per circa 110 ettari di vigneto nel comprensorio di Conegliano, zona storica della coltivazione dell’uva Glera. Recentemente, nel 2009 abbiamo cambiato nome perchè Orsola coincideva con un altro marchio e avrebbe creato confusione nel consumatore. Ad oggi siamo una delle più importanti aziende agricole e ci distinguiamo perché prediligiamo la selezione di cuvée da singolo vigneto. Quindi vinifichiamo tutto separato, in modo da riuscire a riconoscere per bene quello che è il DNA di ogni nostro vitigno e ci permettiamo di produrre ben 8 vini da singolo vigneto. Quindi cerchiamo di capire attraverso i nostri vini le peculiarità e le caratteristiche che ci sono all’interno del territorio di ogni singola vigna. Per noi la presentazione di queste 6 Rive è oggi una cosa molto importante. L’anno scorso siamo usciti con un cofanetto celebrativo dei 40 anni delle Rive che si chiama Rive Collection Festival, dove abbiamo inserito appunto tutte le sei referenze per fare un omaggio e far capire ai nostri clienti le differenze che ci sono all’interno del territorio“.

La parola passa a Mirco Balliana, enologo che segue l’azienda da anni: “Onore e merito a Stefano che comunque anche in tempi in cui tanti investivano nella zona del prosecco DOC per i costi vantaggiosi, è rimasto a credere e a implementare le vigne storiche. Oltre a questo poi, negli anni abbiamo messo a punto, grazie alle tecnologie di cantina, vini sempre più longevi, integri e freschi. Grazie principalmente a scelte che hanno comportato sicuramente non pochi sacrifici, siamo adesso molto soddisfatti dei risultati che stiamo vivendo. In primis, abbiamo deciso di vinificare solo il primo fiore, quindi scartando molto già alla spremitura, per poter poi omettere ed evitare qualsiasi tipo di coadiuvante e lasciare il più possibile l’integrità del frutto, poi la materia prima, filtrando sempre meno per poi andare in bottiglia senza filtrare, semplicemente limitandoci a rimuovere quello che è il lievito della seconda fermentazione. In questo modo abbiamo lasciato i prodotti più integri anche da questo punto di vista e ne abbiamo guadagnato in finezza, intensità e qualità della bolla, oltre che in tutta un’altra serie di aspetti. Ad esempio, ultimamente ci siamo focalizzati anche sulla raccolta delle uve in piccoli contenitori per il trasporto insieme a tutta una serie di piccoli dettagli che concorrono ad ottenere un prodotto sempre più elegante e parallelamente più longevo.
Poi ho trovato anche un bel terreno fertile perché Stefano Pola è sempre è stato uno dei primi a credere nella missione Rive. Attualmente siamo i primi produttori di queste tipologie non per numero di bottiglie, ma per quantità di di prodotti, proprio perché è una cosa che ci siamo presi a cuore e desideriamo mostrare la bellezza della diversità del nostro territorio. In ultimo, a livello di comunicazione è già da un bel po’ di anni che abbiamo deciso di omettere la parola prosecco. Le nostre bottiglie si chiamano solamente con il nome del nostro territorio, del nostro metodo e del tasso zuccherino del prodotto“.
La degustazione di Valdobbiadene Andreola
Una scelta coraggiosa quest’ultima, sicuramente controcorrente ma in linea con la filosofia dell’azienda. A questo punto siamo passati “ai fatti” e siamo stati guidati all’assaggio attraverso le varie referenze per farci conoscere e comprendere i diversi territori. Il percorso di abbinamento con i piatti del Ristorante Aurevo è stato idealmente perfetto. Per rompere il ghiaccio, durante la presentazione introduttiva abbiamo assaggiato Dirupo Brut Valdobbiadene Docg (un blend di diverse linee prodotto fin dal 1984), poi in sequenza:
Insalatina di polipo, la sua maionese, patata viola croccante e affumicata, clorofilla
Marna del Bacio Rive di San Pietro di Barbozza Valdobbiadene DOCG EXTRA BRUT
26 I Rive di Col San Martino Valdobbiadene DOCG EXTRA BRUT
Aldaina al Mas Rive di Guia Valdobbiadene DOCG EXTRA BRUT

Pacchero alla pescatora mazzancolle, calamari, vongole, prezzemolo
Col Del Forno Rive di Refrontolo Valdobbiadene DOCG BRUT

Pescato del giorno con contorno di stagione
Mas De Fer Rive di Soligo Valdobbiadene DOCG EXTRA DRY

Crostatina allo squacquerone con gelato ai fichi caramellati
Vigna Ochera Rive di Rolle Valdobbiadene DOCG DRY
Tre a Zero
E’ stato interessante ed istruttivo assaggiare parallelamente i tre extra brut, tutti con stesso residuo zuccherino, tutti zero gr/l. Tre espressioni del territorio che si sviluppano in modo differente ed incisivo. Una storia di coraggio (mi riferisco alla scelta di omettere la parola prosecco) che, insieme all’impegno per la ricerca di una propria identità e un amore sconfinato per il proprio territorio, è sicuramente una storia di successo.
Una curiosità… Che cosa sono le Rive?
Il termine “Riva” indica, in parlata locale, le pendici delle colline scoscese che caratterizzano il Valdobbiadene DOCG. Questo nome è stato scelto per uno spumante che esprime l’essenza del territorio, mettendone in luce le diverse sfaccettature di micro aree ben distinte. Il Rive è prodotto esclusivamente con uve provenienti da un unico comune o frazione di esso, per esaltare le caratteristiche che il territorio conferisce al vino in funzione della moltitudine di singole variabili presenti all’interno della denominazione.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads


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