Il Rossese di Dolceacqua viene prodotto in un piccolo territorio collinare nell’alta Val Nervia e in una porzione della Val Roja, territori dell’entroterra ligure tra Ventimiglia e Bordighera. L’origine del vitigno pare essere molto antica e viene fatta risalire alle prime frequentazioni delle coste provenzali da parte dei Greci. Qui fondarono Massalia, odierna Marsiglia, e sempre da qui sarebbero derivate due diverse produzioni, francese una e importata in Liguria dai Benedettini nel medioevo l’altra. Questa è quella che avrebbe poi dato origine al Rossese. Non essendo forte, quanto a gradazione alcolica, questo vino si abbina perfettamente alla cucina della tradizione ligure e indifferentemente a carne e a pesce. Il Rossese conta ad oggi 32 produttori.

Dolceacqua è un affascinante borgo che si trova nella Liguria occidentale, più precisamente in provincia di Imperia. Il borgo offre uno splendido connubio tra storia, cultura e natura. Completamente costruito in pietra, è possibile percorrerne i tipici carruggi stretti e bui per raggiungerne la cima, dove si trova quello che rimane del Castello Doria. Da qui si domina la vallata e, nelle giornate più terse, si scorge persino il mare. Il monumento più caratteristico è però il ponte medievale a schiena d’asino che passa sopra al torrente Nervia. Lo stesso ponte che stregò il pittore impressionista Monet, innamorato del borgo, che in Riviera trascorse alcuni anni e dipinse, ammaliato dalla luce del Mediterraneo, alcuni paesaggi tra cui proprio Dolceacqua e il suo ponte.

MAIXEI
Maixei è una azienda agricola consorziata a Coldiretti e deve il suo nome al termine genovese con cui si indicano i muretti a secco. I vigneti si trovano tra i 300 e i 600 metri sul livello del mare in un territorio pedemontano che si srotola su pendii verticali da cui gli antichi abitanti hanno “rubato” piccole aree orizzontali, sostenute appunto dai preziosi muretti a secco. Le viti sono allevate ad alberello, sistema che ha antiche origini e che è stato mantenuto dai vignaioli fino ad oggi. La scarsità d’acqua, i forti venti e la pendenza estrema del terreno non permettono infatti diverse forme di coltivazione. Ovviamente, la raccolta viene effettuata rigorosamente a mano.
Incontriamo l’enologo Fabio Corradi, che ci racconta che la Cantina Cooperativa, affiliata alla Cooperativa Floricoltori Riviera dei Fiori, è nata a metà degli anni ’80. I soci sono sparsi nei territori di 14 comuni: Apricale, Baiardo, Camporosso, Castelvittorio, Dolceacqua, Isolabona, Perinaldo, Pigna, Rocchetta Nervina, S. Biagio della Cima, Soldano e alcune zone di Vallecrosia, Ventimiglia e Vallebona. Nel 2007 c’è un cambio di passo, con un incremento di produzione dovuto anche al riconoscimento del lavoro svolto nella ricerca della qualità. Nasce quindi il marchio Maixei, che arriva oggi a una produzione di 75 mila bottiglie.
Sono principalmente due, le linee che prendono il nome della denominazione. Una di queste è di vini con etichette disegnate da artisti liguri legati alla vita contadina. “Proprio come fa un artista con le sue creazioni, noi consideriamo coltivare la terra un atto fatto di eleganza, di gusto, di passione, di amore. Per questo abbiamo voluto fin da subito caratterizzare i nostri prodotti legandoli agli artisti della Liguria di Ponente, ai letterati, agli eroi di Dolceacqua e della zona di Imperia“, ci racconta Fabio.

“Mario Raimondo, detto Barbadirame, (1923 – 2010) era un pittore dolceacquino che Picasso definì ‘uno che conta’. Con la tenacia e la serietà dei lavoratori della sua terra, ne ha rappresentato gioie e dolori, cieli e abitanti e con nostro orgoglio dà oggi il nome e l’immagine al Barbadirame Dolceacqua Superiore, uno dei vini eroici di Maixei. Il nostro Rossese fa parte del progetto di Proposta Vini, che ci vede coinvolti come produttori di vini estremi, figli della fatica e della tenacia dell’uomo“.

Davide Puma è invece un artista sanremese contemporaneo che ha illustrato l’ultimissimo arrivato in casa Maixei, il Vermouth Rebissu, parola del dialetto per il Pettirosso e che vuole essere un omaggio al vicino Piemonte. Ispirato al “Salto dell’acciuga” di Nico Orengo, Rebissu vuole ricordare il legame tra Liguria e Piemonte, i quali condividono il passaggio dell’antica Via del Sale, così chiamata per via del contrabbando di sale che di lì passava coperto da altre merci, come le acciughe e l’olio. L’acciuga fiorita è la protagonista in etichetta e le sue sfumature arancio e viola richiamano i colori delle essenze che collegano il Vermouth alla Liguria, come l’Arancia Amara di Vallebona e la Lavanda Imperia della Riviera dei Fiori.

Veniamo quindi catapultati nel tardo Medio Evo, quando Fabio ci racconta la storia di Lucrezia, protagonista dell’etichetta del passito. Era il 1300 quando Lucrezia, ragazza diciannovenne di Dolceacqua, decise insieme all’amato di sposarsi in segreto per evitare lo Jus Primae Noctis, all’epoca imposto da Imperiale Doria. Qualcuno fece la spia e Doria ordinò di arrestare la ragazza e di imprigionarla nelle segrete del Castello. Lasciata senza acqua e cibo per ottenere l’assenso alla barbara regola, la ragazza piuttosto di cedere si lasciò morire. La rabbia e lo strazio del vedovo innamorato fu tale che con uno stratagemma riuscì a entrare nel castello e a minacciare con un coltello alla gola Imperiale Doria, costringendolo così ad eliminare la barbara regola. Da allora, il 16 agosto si celebra una grande festa in cui le donne preparano la michetta, dolce tipico di Dolceacqua, distribuendolo alla gente del luogo e accompagnandolo con il motto “la michetta la diamo a chi vogliamo noi“.

Fabio ci racconta che “Lucrezia nasce dalla volontà di legarci ancora di più a Dolceacqua; è un vino ottenuto da uve passite e non ha una denominazione. Le uve sono Vermentino, Pigato e un goccio di Moscatello di Taggia. Volevamo fare un vino molto bevibile, da abbinare con la michetta di Dolceacqua, con i formaggi e con il foie gras, che fosse appunto fresco e bevibile. L’etichetta è stata disegnata da Francesco Musante, importante pittore genovese“.

POGGI DELL’ELMO
Una storia che inizia invece a fine ‘800, quella dell’azienda Poggi Dell’Elmo, con il bisnonno Giandomenico. Dopo varie traversie e difficoltà (filossera, boom della coltivazione delle rose, crisi della floricoltura, crisi del settore vitivinicolo negli anni ’70), il papa’ Elmo decide nel 2000 di realizzare il sogno di produrre vino e sostituisce le viti alle rose. Oggi è il figlio Gianni a gestire l’azienda, che conta una produzione di circa 12 mila bottiglie.

La cantina e le vigne si trovano all’estremo ovest della Riviera Ligure di Ponente, a quindici chilometri dal confine con la Francia. La vigna principale si trova nel comune di Soldano nella Val Verbone, zona molto vocata per la coltivazione della vite. Laddove le pendenze vertiginose impediscono l’utilizzo di mezzi meccanici, sono stati realizzati anche impianti più giovani su terrazze sorrette dai tipici muri di pietra. Saliti in macchina con Gianni, iniziamo una specie di Camel Trophy su una strada stretta e disassata che si snoda nel territorio come un serpente. I passaggi sono così stretti che a volte quasi si sfiorano le pareti rocciose e la vegetazione con gli specchietti laterali. Consiglio di astenersi a chi soffre di vertigini!
Ogni curva è una nuova scoperta, con un nuovo panorama mozzafiato che si apre davanti ai nostri occhi. Serre abbandonate, ora occupate prepotentemente da piante di ginestra bianca in fiore e cespugli rigogliosi a bordo strada, riempiono l’aria con il loro profumo dolce e rassicurante. Le vigne guardano il mare e il sole che si sta iniziando a specchiarcisi. Alle nostre spalle, svettano le montagne spruzzate di neve; un territorio magico e al tempo stesso difficile. Solo arrivando qui si capisce quanto possa essere l’impegno per coltivare queste vigne – e i costi, sia in termini fisici che economici. Molto bella, l’idea di mettere poesie lungo le strade che portano ai vigneti.

Torniamo in cantina per gli assaggi e ci concentriamo sul Rossese, benchè si producano anche Vermentino e un rosato.
- Rossese Dolceacqua 2024
- Barbapepin Assaggio da vasca 2024 (la prima annata è stata prodotta nel 2016 è un cru da Vigne di 20 anni)
- Rossese Dolceacqua Superiore 2024 che verrà imbottigliato a novembre 2025
- Rossese Dolceacqua 2023
- Rossese Dolceacqua Superiore 2023
- Elmo Primo 2011

Queste aziende interpretano perfettamente le richieste di un mercato che desidera vini freschi e di grande bevibilità. Una curiosità? Il Rossese di Dolceacqua è stato il primo vino ligure ad ottenere la D.O.C. (Denominazione d’Origine Controllata) nel 1972!

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads


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