Un regalo, quello che mi ha fatto Benedetta Costanzo portandomi a conoscere Marco Tonini a Isera. Arriviamo infreddolite sotto il diluvio di questo Marzo pazzerello e Marco ci accoglie in casa come se ci conoscessimo da anni. La stufa è accesa e l’atmosfera si fa immediatamente rilassata. Mi racconta che ha lavorato nella cantina sociale di Isera per trent’anni come contabile e che nel 2010, con la morte del papà, decide di coltivare quella vigna a cui lui si dedicava con amore e passione, conferendo le uve alla cantina sociale.
La prima vinificazione di Marco avviene l’anno dopo, nel 2011, con non dosato. Da quel momento in poi è inarrestabile! Dal 2013 è certificato bio e nel 2023 entra in azienda il figlio Filippo, enologo e agronomo, dopo essersi “fatto le ossa” all’estero. Marco ci spiega con orgoglio che lui e Filippo sono soci al 50%, perchè gli pare giusto essere alla pari, senza che uno prevalga rispetto all’altro. Decidono quindi insieme di coltivare il Pinot Bianco a 800 metri. I vigneti dell’azienda sono in parte a tradizionale “pergola trentina” e in parte a “guyot”, su terrazze sostenute da muretti a secco e parti più pianeggianti. In totale, coprono una superficie di circa otto ettari, con una produzione di 20.000 bottiglie per annata.

APPUNTI DI DEGUSTAZIONE
La degustazione è stata un crescendo di emozioni. Scaldiamo i motori con il Trentodoc, che Marco produce in due versioni, una Chardonnay 70% + pinot bianco 30% e il Riserva 2000, che fa 5 anni sui lieviti da uve 100% Chardonnay coltivate in vigneti a 600 metri di altitudine. Passiamo poi alle sboccature. Una vera festa per i sensi, con l’allegria delle briose bollicine che pervade tutti!
2017 Riserva Le Grile, nome che deriva dal toponimo del vigneto, Chardonnay 70% Pinot Bianco 30%, 72 mesi sui lieviti, intenso e piacevole.
2016 stesso blend, si sente in modo chiaro la pietra focaia.
2014 stesso blend, piacevoli e sorprendenti note di zafferano, il mio preferito.
2013 stesso blend, più in linea con il gusto classico.
2012 Pinot Bianco 100%, incredibili note balsamiche ed eucalipto, prodotto da vigne a 100 metri di altitudine.
2011 Rosè da Pinot Noir, coltivato in vigneti a 700 metri di altitudine, semplicemente spettacolare.

Passiamo poi a un vino dedicato al padre e a Benito Spagnoli, Presidente della Cantina di Isera. Un omaggio a due affetti importanti che non ci sono più. E’ un esperimento stile orange questo 2018 (Garganella, Trebbiano d’Abruzzo e Pinot bianco) e si chiama San Giovanni.
Il vigneto è in affitto gratuito, che Marco ripaga con bottiglie di questo vino che viene prodotto solo nelle annate migliori. Una curiosità sul nome ‘San Giovanni’ è che questo deriva da un capitello che si trova nella zona, il quale rappresenta appunto San Giovanni Nepomuceno, sacerdote e martire boemo laureatosi a Padova.

A degna chiusura di un pomeriggio indimenticabile, abbiamo assaggiato il Marzemino, vitigno che amo molto e che su questi terreni basaltici trova il suo ambiente ideale. Un vino che mi capitava da piccola di vedere in casa dato che mio padre, ogni volta che andavamo in Trentino, ne faceva una ricca scorta. Anche qui, questo è un vino del cuore e della famiglia. La produzione è di sole 4.000 bottiglie, i cui tappi vengono sigillati utilizzando la gommalacca. Marco ci spiega che è un buon isolante e nello stesso tempo è facile da togliere. L’annata 2020 è un’esplosione di profumi in un vino da tutti i giorni, come vuole la tradizione.
Vini di carattere che non a caso riportano in etichetta un’impronta, quella decisa e schietta di Marco. Segno della volontà di fare qualcosa che resterà nel tempo.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads


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