Il pioniere del Timorasso

Non servono tante presentazioni quando si parla di Walter Massa, conosciuto anche affettuosamente some il papà del Timorasso, vitigno autoctono bianco (in una terra famosa per i rossi) che grazie a lui è ora conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Il Timorasso è un vitigno a bacca bianca dotato di moderata acidità e piacevole sapidità unite a una notevole capacità di invecchiamento, paragonabile a quella di un rosso. Molto diffuso sulle colline tortonesi fin dal Medio Evo, venne poi abbandonato sia a causa della fillossera sia successivamente per far posto a coltivazioni di varietà maggiormente produttive.

Walter, l’ho visto in azione insieme ad Andrea Farinetti mentre facevano i mattatori durante una masterclass al Merano Wine Festival. Ho percepito immediatamente la sua passione e la determinazione nel portare avanti molte battaglie contro il “si è fatto sempre così”. Uno dei fondatori della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), fa parte del gruppo “Gli Svitati”, cinque produttori pionieri dell’uso del tappo a vite di cui racconterò in seguito. Dopo vari tentativi, nel 1987 Walter iniziò a vinificare in il Timorasso in purezza. Quando mi si è presentata l’occasione di visitare la sua azienda, una cantina a conduzione familiare, non me la sono fatta scappare.

Ci troviamo in Piemonte, sui Colli Tortonesi che si snodano da nord a sud tra le città di Tortona, in Latino Derthona, e Genova. La sede dei Vigneti Massa si trova nel piccolo paesino di Volpedo, all’interno del comune di Monleale, dove fu fondata dagli antenati Massa nel 1879. Purtroppo Walter è via per lavoro, ma c’è il nipote Filippo (quinta generazione, 24 anni e tanta grinta) a fare gli onori di casa, il quale ci racconta che il nonno aveva un dogma, ovvero “Tech in test e ter a vista d’oc” (tetto in testa e terra a vista d’occhio), pensiero a cui si è assolutamente rimasti fedeli negli anni. Davanti a noi possiamo infatti apprezzare lo spettacolo delle colline e delle vigne per un totale di 23 ettari, tutti di proprietà. A prima vista, questi appezzamenti sembrano tutti simili, essendo situati nei pressi dell’azienda (a vista d’oc appunto). Tuttavia, presentano sottosuoli diversi composti da marna, argilla, terra rossa e terre bianche e grigie. Questa varietà di suoli ed esposizioni si ritrova puntualmente nel bicchiere, dal quale emergono in pieno le diverse caratteristiche delle uve.

LA DEGUSTAZIONE 

La degustazione è stata veramente entusiasmante e una scoperta continua…

– Piccola Derthona 2022, 100% Timorasso, doppio passaggio di vendemmia,13 gradi.

– Derthona 2022, uve da vigne più giovani vinificate singolarmente poi unite in blend.

Passiamo poi ai “Cru” Costa del vento, Sterpi e Montecitorio, l’ultimo nato.

– Sterpi 2021, Timorasso come Derthona ma è un Cru e sta in bottiglia un anno in più (Super). 

– Montecitorio 2021, vigneto esposto a est su argilla e limo, vinificazione come lo Sterpi.

– Montecitorio 2019.

– Costa del vento 2013, nato durante la vendemmia quando iniziò a piovere forte e gli ultimi cinque filari furono raccolti dopo tutti gli altri.

– Libertà 2023, Barbera 70% e Freisa 30% da uve di primo passaggio. Il nome viene dalla voglia di fare quello che si vuole, come imbottigliarlo nel vetro scuro.

– L’Avvelenata, Freisa 2021, sta 6 mesi in damigiana come da tradizione popolare.

– Barbera Sentieri 2022, solo acciaio, giovane, grande bevibilità nonostante i suoi 14,5°.

– Barbera Monreale 2016, 2 anni di barrique francesi, vigne di 30 anni.

– Bigolla 2011, Barbera, 2 anni di barrique nuove, da vigne di 60 anni.

– Moscato Anarchia Costituzionale 2023

 

IL TAPPO A VITE

Insieme a Franz Haas, Prà, Jermann, Pojer e Sandri, Walter Massa fa parte del gruppo ‘Gli Svitati’ (qui il mio articolo su di loro). Dal 2021, dopo 2 anni di transizione, viene deciso di utilizzare solo il tappo a vite sulle 170 mila bottiglie prodotte. Perché questa scelta? Ci sono molti motivi, partendo dal fatto che è la soluzione migliore per la conservazione del vino, che mantiene le sue qualità organolettiche. In più, garantisce una maggiore omogeneità qualitativa delle bottiglie, oltre ad essere rispettoso dell’ambiente in quanto realizzato in alluminio, un materiale completamente riciclabile. Il tappo a vite è preferito perché è pratico; si apre e si chiude facilmente e consente al vino di mantenere la sua qualità anche dopo la prima apertura, garantendo un sapore eccellente fino all’ultima goccia. Inoltre, ho scoperto che dentro al tappo a vite possono essere inserite membrane diverse a seconda dell’ossigenazione che si vuole che il vino riceva.

LA RACCOLTA MECCANIZZATA

Filippo ci racconta che dal 2022, oltre che a mano, è stato introdotto il sistema di raccolta a macchina e che dal 2023 tutto è raccolto in questo modo. La differenza è rilevante, poiché tramite la raccolta meccanizzata si riesce a raccogliere 1 ettaro di vigna in tre ore, mentre per ottenere lo stesso risultato con la raccolta manuale occorre da un giorno e mezzo ai due giorni. Filippo ci racconta che sono molti i vantaggi della raccolta meccanizzata: “Non siamo più stressati dal fare turni il sabato e la domenica o dal fatto che l’uva si rovina per il caldo o la pioggia. Così riusciamo a portare in cantina esattamente quello che serve. Certo, bisogna attrezzarsi perché un conto è portare in cantina 60 quintali al giorno e un conto è portarne il triplo, ma non è quello il problema. E soprattutto, non puoi più sbagliare, perché controlli molto di più il momento in cui vendemmiare”.

Concludo con un pensiero di Walter sul vino naturale che mi sento di condividere: “Il vino naturale non esiste, non è che l’uva finisce in cantina da sola, c’è sempre un pensiero umano che la lavora. Se la scienza la usiamo per correggere le diottrie degli occhi, non capisco perché non possiamo usarla per fare il vino. Tanto che, estremizzando due concetti contrari all’immaginario collettivo, io dico e continuerò a dire sempre più forte ‘viva il tappo a vite’ e ‘viva la vendemmiatrice meccanica’ ”.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads

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