Moscato di Scanzo – Magia nella bergamasca

Ebbene sì, lo confesso. Ne avevo sentito parlare, in passato l’ho anche assaggiato, ma non il Moscato di Scanzo non l’avevo mai ‘approfondito’. Quando me ne si è presentata l’occasione, però, non me la sono lasciata scappare. Una degustazione privata, strettamente su invito, svoltasi a Villa Pagnoncelli Folcieri, durante la quale Francesca Pagnoncelli Folcieri ci ha portato anche sui campi. Abbiamo potuto vedere le vigne e il panorama bellissimo che si sviluppa su un anfiteatro naturale. I pendii fanno subito immaginare le difficoltà di un terroir unico per la presenza del Sass de Luna, una formazione calcareo-marnosa di colore grigio-azzurro che si presenta in spessori variabili e che affiora nel bacino lombardo. L’origine del nome è controversa ma si pensa che possa derivare da “saxum album”, in riferimento al tipico colore plumbeo, molto simile a quello lunare, che si dice risplenda da queste rocce.

La storia del Moscato di Scanzo 

Il Moscato di Scanzo si trova esclusivamente in Lombardia e la sua zona tipica di produzione è intorno al comune di Scanzorosciate, in provincia di Bergamo. È l’unico vitigno autoctono della provincia di Bergamo e uno dei pochi esempi di varietà Moscato a bacca nera! Ha una buccia sottilissima e, di conseguenza, estremamente delicata e viene ottenuto tramite appassimento e vinificazione dei grappoli. 

La storia delle sue origini è ancora controversa. Forse di origine ellenica, forse piantato dalle legioni romane in questa zona che fu data a loro come ricompensa per le vittorie riportate sui Galli . Dopo la crisi della filossera, all’inizio del XX secolo, la coltivazione del Moscato di Scanzo si ridusse notevolmente e negli anni ’70 si arrivò vicino all’estinzione. Solo negli anni ’80, anche grazie al lavoro di selezione clonale che lo portò all’iscrizione nel Registro delle Varietà di Vite da Vino nel 1981, si ebbe una ripresa e un incremento della sua coltivazione. Adesso la DOCG, nata nel 2009 e retroattiva dal 2007, comprende circa 32 ettari di cui 8 di proprietà di Francesca Pagnoncelli Folcieri, con allevamento a Pergola Bergamasca.   

Villa Pagnoncelli Folcieri

Immagina di aprire un cancello e trovarti in un bellissimo giardino all’inglese. Da un lato del portico puoi entrare in biblioteca, dove tutto è pronto per la degustazione, mentre dalla parte opposta puoi accedere ad un grande salone con stanze minori. Gli ambienti sono tutti decorati con affreschi del ‘700 a tema mitologico e allegorico, arricchiti da arredi di famiglia e in parte da oggetti acquistati nel corso del tempo. Residenza per la villeggiatura estiva di una nobile famiglia bergamasca, la villa viene acquistata poco dopo la metà dell’800 dalla famiglia Pagnoncelli Folcieri, che vi si trasferisce. 

La prima produzione vinicola si deve a Giancarlo nel 1962, il quale ha contribuito in maniera sostanziale al salvataggio e al rilancio del vitigno. Oggi è Francesca, nipote di Giancarlo, anima della cantina e Donna del Vino, che con passione, sacrificio ed energia inesauribile porta avanti la produzione, aiutata dal marito Massimo. Non per coincidenza, Francesca ricopre anche la carica di Presidente del Consorzio di Tutela del Moscato di Scanzo.

La degustazione di Moscato di Scanzo

Davanti a me tre annate 2018 – 2008 – 1998. Federico Bovarini, Sommelier e Relatore AIS e ambasciatore del Moscato di Scanzo, conduce le danze e ci fa viaggiare con i sensi nel tempo e nello spazio. Difficile spiegare, se non hai in mano il bicchiere, se non ne vedi il colore rosso rubino intenso, cupo e quasi impenetrabile, se non metti il naso per sentirne l’esplosione di profumi. Si riconoscono i profumi di frutta nera matura come more e prugne, cacao, cioccolato amaro e the nero, e non mancano tipiche note di incenso e pepe nero.

Vi posso solo dire che questi assaggi sono stati intensi ma estremamente delicati ed eleganti, due aggettivi contrastanti che armonizzano in quest’esperienza. L’aromaticità, l’equilibrio dell’acidità, la giusta persistenza e i tannini rotondi invogliano decisamente alla beva. Non posso dire di avere preferito un’annata a un’altra. Ognuno dei tre assaggi, pur avendo caratteristiche comuni, doveva al tempo qualcosa di diverso. Il vino è l’unica cosa che può toccare il tempo …

Grazie a Francesca Pagnoncelli Folcieri per la splendida accoglienza.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads

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