E’ stato un onore essere invitata ad assaggiare in anteprima qualcosa che è ancora in fase embrionale. Ed è molto emozionante poter contribuire con osservazioni e idee alla nascita di nuovi prodotti enoici.
In una calda e assolata giornata d’estate, siamo stati accolti da Eros ed Emiliano Manica, rispettivamente padre e figlio, tra le loro vigne situate in posizione panoramica su terrazzamenti morenici a più di 700 metri di altitudine. Ci troviamo a Castellano, piccola frazione di Villa Lagarina in provincia di Trento, comune censito dal FAI come Luogo del Cuore da non dimenticare.
Una storia antica, quella della famiglia Manica, dove il bisnonno Luigi iniziò nel 1930 a coltivare e vinificare Schiava per la sua trattoria. Purtroppo, con la chiusura del locale si smise anche la produzione del vino. Questo fino ad oggi… Ora Emiliano, appena ventenne, fresco di studi all’Istituto Agrario San Michele all’Adige e alla Fondazione Edmund Mach e con la passione nel DNA per la viticoltura, vuole riprendere a coltivare il vigneto seguendo tradizione e storia.

Dal Trentino feudale ad oggi e oltre
Il simbolo e il nome Castel Bazom fanno parte infatti della storia vitivinicola di Castellano, una storia che ricorda il feudo di Castellano e il suo castello che sovrasta la valle. Dall’esterno, il castello poteva assomigliare ad un vaso con un lungo manico sul perimetro, cioè una torre che era molto alta prima che si perdesse in un incendio. Da qui il nomignolo di “Castel Bazom” dato nel passato al castello di Castellano. “El Bazom” è un recipiente usato nella lavorazione del vino, costituito da doghe in legno delle quali una molto lunga che a funge da manico. Pensate che qui erano così avanti che questa era l’unica zona a una simile altitudine in cui veniva prodotto il vino per il solo paese di Castellano.
L’Azienda coltiva 0.6 ettari, la maggior parte a Müller Thurgau e una piccola parte a Rebo e Merlot e Johanniter (Piwi). Per la difesa vengono impiegati solo rame e zolfo contro peronospora e mal bianco.
La storia dell’azienda inizia adesso, quindi non ho tanto da potervi raccontare. Sono certa però, vedendone i primi passi, che questo ragazzo farà parlare di sé. In cantiere ci sono molti progetti, mi racconta Emiliano, a partire dal recupero delle vecchie varietà e dalla volontà di proiettarsi verso il futuro con tipologie resistenti e nello stesso tempo dedicarsi al paziente recupero di una parte dei vecchi vigneti del castello e alla realizzazione di una cantina dove poter accogliere e presentare i propri vini agli ospiti.

Mueller Thurgau ma non solo
Durante la visita Emiliano ci ha spiegato: “Al momento propongo due Müller Thurgau differenti. Uno è macerato e affinato in anfora, l’altro è un Müller Thurgau classico. Entrambi sono caratterizzati da profumi e sapori dati dalle condizioni estremamente favorevoli di questa zona, ovvero giornate calde ma ventilate, specialmente il pomeriggio, e notti fresche anche d’ estate. Produciamo anche Johanniter, una varietà resistente molto interessante, che nel 2022 ho vinificato come bianco fermo, (mentre propongo la 2023 come rifermentato in bottiglia), e un Merlot, vigneto “internazionale” che qui ha trovato un microclima ideale. Questo, dopo la fermentazione, affina in barrique usate per circa un anno e non è ancora in commercio in quanto uscirà in primavera 2024”.
Un piccolo spoiler è che nei prossimi anni ci saranno molte novità a livello produttivo, una fra tante uno spumante 100% Pinot Noir. Avanti tutta!

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads





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