Le mie 24 ore da Conti degli Azzoni

 

Conti degli Azzoni a Montefano

Questa è l’Italia che mi piace raccontare, e queste sono le aziende che mi rendono fiera di appartenere a questo meraviglioso paese pieno di contrasti ma anche di persone che portano avanti dei sogni con un lavoro costante, senza clamori e proclami, quasi sottovoce.

Ho avuto la fortuna di poter vivere due giorni a stretto contatto con la proprietà nella persona del Conte Valperto Avogadro degli Azzoni Carraro, che con eleganza e misura ci ha fatto vivere la sua visione. Appena lo incontriamo, ci accoglie con una raccomandazione: “Rilassatevi”, ci dice. E così è stato. La proprietà si estende su ben 850 ettari di cui 130 di vigneto, mentre la rimanente parte è destinata a seminativi e a bosco. Degli ettari, 50 sono bio e 20 in conversione. 

Ci troviamo nel cuore delle Marche e precisamente a Montefano, un territorio che si trova a circa 100 km dai Monti Sibillini e 20 km dal mare Adriatico. Le dolci colline coltivate o selvagge, i boschi, i vigneti antichi e nuovi, sono punteggiati da splendidi borghi, in un paesaggio che ti invita ad un ritmo lento e più naturale. Rilassarmi è stato facile…

La visita a Macerata

Ci aspetta un fuori programma, la visita guidata a Macerata. Arrivati, iniziamo dall’imprescindibile Sferisterio, arena semicircolare originariamente destinata al gioco del pallone col bracciale, che scopro essere stato uno dei giochi nazionali italiani più antichi fino al 1920 circa

Oggi lo Sferisterio è un teatro all’aperto, location splendida per concerti e teatro d’opera con i palchi di un’acustica definita perfetta da numerosi cantanti e direttori d’orchestra. Abbiamo assistito in tempo reale, infatti, alle prove del concerto di Antonello Venditti. Progettato dall’architetto Ireneo Aleandri in stile neoclassico, lo Sferisterio fu inaugurato nel 1829 e voluto dai Cento Consorti, un gruppo di privati e benestanti cittadini maceratesi che desideravano una struttura per il gioco della palla col bracciale. Una grande scritta all’entrata riporta con enfasi questo avvenimento e i suoi fautori.

Successivamente abbiamo visitato il barocco Palazzo Buonaccorsi, con la sua splendida Galleria dell’Eneide e le opere di Carlo Crivelli. Nella piazza principale della città marchigiana, abbiamo poi assistito alle 18 al carosello dei Re Magi dell’orologio planetario. Uno spettacolo affascinante che non conta niente di simile in altre parti del globo. 

Breve cambio d’abito per la cena nel Palazzo di famiglia, risalente probabilmente al cinquecento e recentemente restaurato, prima di una doverosa visita alla barricaia, dove i vini destinati alle ‘riserve’ affinano in pregiate botti di rovere.

Un servizio degno di nota

“Perché ci deve essere un motivo per organizzare una cena?”, mi chiede Valperto Degli Azzoni. In effetti penso che forse mai come oggi ci siamo abituati al “do ut des” e che siamo molto guardinghi rispetto a quello che viene offerto. Il primo pensiero è solitamente “cosa ci sarà dietro”, “come mi dovrò sdebitare’”. Invece, questa bella serata non aveva nessuna finalità seconda, tranne il desiderio di godere in buona compagnia dei vini e del menù sapientemente costruito dall’Istituto Professionale per i Servizi di Enogastronomia e ospitalità alberghiera di Sant’Elpidio a Mare. 

Il servizio a cura degli studenti della Scuola è stato a dir poco emozionante. Ragazzi di 15 e 16 anni sorridenti e timidi sotto lo sguardo attento degli insegnanti che segnavano il ritmo del servizio di tavola e della sommellerie. Ho molto apprezzato questa scelta, che denota sensibilità e fiducia nelle nuove generazioni, che sono spesso vittime di luoghi comuni inaccettabili. Bellissima la terrazza sotto il pergolato da cui si poteva osservare una luna quasi piena. Incantevole. La serata perfetta.

Il giorno dopo

Appuntamento di buon mattino nel cuore pulsante dell’Azienda, che è in questo momento in piena vendemmia, per vedere l’impianto per il lavaggio delle uve. Risale al 2021 la prima vendemmia con questo metodo innovativo…il fermento è percepibile! Vediamo i grappoli di Ribona appena colti passare dalle cassette a una vasca con una sorta di “idromassaggio” per poi passare all’asciugatura con delicati getti d’aria. Grazie a questo processo, vengono eliminati polvere, insetti, e residui vari al fine di ottenere un prodotto più controllato e sicuro. L’acqua di lavaggio viene successivamente utilizzata per la pulizia delle cantine e per l’irrigazione,  anche se in progetto c’è di filtrarla e rimetterla in circolo nel sistema di lavaggio delle uve. 

Non solo vino

Visitata la Cantina dove regnano acciaio e cemento e fatti alcuni entusiasmanti assaggi dalle botti, veniamo accompagnati a visitare un’azienda che produce olio dal 1955 rimasta ai giorni nostri a conduzione familiare e tutta al femminile. Le sorelle Gabriella e Elisabetta Gabrielloni curano personalmente tutte le fasi della filiera produttiva, dalla raccolta alla molitura e dall’imbottigliamento alla vendita. 

Arriviamo quasi in contemporanea con il primo raccolto di olive e l’emozione è percepibile. Gabriella mi dice che aspetta per un anno questo momento e rivive la stessa emozione ogni volta, da 44 anni. Qui abbiamo assistito alla prima torchiatura, con l’aria che si fa satura di profumi incredibili man mano che le olive schiacciate dalla pressa di pietra diventano pasta per poi ridursi a verde liquido.

Questa storia merita di certo un momento tutto suo, ma credo sia bello accennarla perchè è stata l’ennesima prova della filosofia illuminata dell’azienda Degli Azzoni, ovvero creare rete tra gli imprenditori vicini che condividono i medesimi principi di etica e sostenibilità.

La verticale in vigna

Ci spostiamo ai piedi del vigneto impiantato nel 1968 e che conta ben 22 cloni differenti. L’uva è Montepulciano ed è imbottigliato con il nome Passatempo. Un nome che ricorda lo scorrere del tempo, della vita e dell’affinamento in bottiglia ma anche, come in questo caso specifico, il piacere di passare del tempo prendendosi un momento per sé e per degustare davanti a questo panorama un eccellente prodotto. 

Il tema della degustazione è ‘Passatempo da vertigine’ ed è davvero vertiginoso ed emozionante assaggiare le annate 2007,11,13,15 e 17. Ne emerge una costante ricerca della qualità che si apprezza nel vino potendone distinguere le eleganti evoluzioni nel tempo pur mantenendo vibrazioni e frutto.

La visione olistica e la tutela del suolo

La salvaguardia dell’ambiente passa attraverso l’adesione dell’Azienda a vari protocolli, come BioPass®, un progetto italiano per la misura, la salvaguardia e l’incremento della biodiversità in viticoltura. Si studiano fauna e microflora attraverso carotaggi di un metro e mezzo nel terreno, si guarda come si sono mosse le radici e prendono in considerazioni molti altri parametri con i quali si disegnano mappe “di vigore” per controllare lo stato di ogni singola vigna e decidere come differenziare la concimazione, e Ita.Ca®, Italian Wines Carbon Calculator, che permette il calcolo annuale e a titolo volontario dell’impronta carbonica secondo il protocollo per il calcolo delle emissioni di gas a effetto serra.

Tante sono le cose che ho tralasciato nel racconto, ma in fondo a tutto questo, ciò che mi è rimasto più impresso nella mente è che se il vino deve rappresentare chi lo produce, qui ci siamo, ci siamo decisamente.

 

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads

3 risposte a “Le mie 24 ore da Conti degli Azzoni”

  1. Avatar Roberta
    Roberta

    stupendo !!

    1. Avatar crivads

      Grazie felice che ti sia piaciuto!

  2. Avatar In visita al Frantoio Gabrielloni – #LIEVEPERDILETTO

    […] un press tour nelle Marche (potete leggere l’articolo qui), grazie a Valperto Degli Azzoni ho scoperto la famiglia Gabrielloni, produttrice dal 1955 di olio […]

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