ALTO ADIGE: diario di una giornata tra vigne eroiche e donne del vino

Una giornata in Alto Adige non è mai solo una questione di paesaggi da cartolina; è un’immersione profonda nel carattere fiero e gentile di chi la terra la lavora. Il nostro viaggio ci ha portate nel cuore pulsante del Santa Maddalena, una denominazione che insiste su poco più di 150 ettari di colline vitate che abbracciano Bolzano, dove abbiamo incontrato la nuova generazione di vignaiole, giovani donne che custodiscono un’eredità antica con uno sguardo fresco e consapevole.

Santa Maddalena (o St. Magdalener) è una delle sottozone più prestigiose della DOC Alto Adige-Südtirol. Il suo disciplinare è molto specifico perché tutela un territorio storicamente vocato. Per chi non lo conoscesse, come me fino a questa giornata, il Santa Maddalena non è un monovitigno ma è composto da Schiava (Grossa, Grigia o Gentile) almeno presente per l’85% dell’uvaggio. È l’anima del vino, responsabile della freschezza e dei sentori di viola e mandorla. Il restante 15% è invece la massima percentuale possibile di Lagrein. Questo viene aggiunto storicamente per dare “colore”, corpo, e una spina dorsale più robusta alla delicatezza della Schiava.

Una curiosità che ho scoperto è che nel 1923, il Santa Maddalena fu classificato insieme al Barolo e al Barbaresco tra i tre “vini nobili” d’Italia.

Le tappe della degustazione

Siamo state accolte dalla padrona di cantina, Evi Unterkofler, nella scenografica sala degustazioni dell’Azienda Gojer Glögglhof dove, insieme ad altre giovani produttrici, ci ha fatto scoprire le diverse interpretazioni del Santa Maddalena.

Katharina Martini ha portato il  Santa Maddalena 2024 (13%), un vino che brilla per immediatezza. Al naso esplode il frutto, accompagnato da una nota di pepe bianco e la classica chiusura di mandorla che pulisce il palato. Un esempio di equilibrio e tipicità. Il St. Magdalener “100”  è un’altra espressione della denominazione, dove Katharina riesce a trasferire nel bicchiere la sua visione di giovane produttrice – un vino che è orgoglio locale ma con un respiro internazionale.

Evi Unterkofler di Franz Gojer, quinta generazione di vignaioli, ci ha fatto assaggiare il Vigna Rondell 2024. Qui si respira tradizione; nel bicchiere sentiamo sentori delicati di piccolo frutto e un’insolita, affascinante nota di geranio, sostenuta dalla struttura del Lagrein. Passiamo al Vigna Rondell 2021 che mostra l’evoluzione del cru: un naso maturo di lampone che vira verso la golosità della polvere di cioccolato.

Judith Rottensteiner porta la filosofia del biodinamico (dal 2000). Il terreno di porfido regala al Santa Maddalena Vigna Premstallerhof 2024 una firma inconfondibile: affumicato, sapido e persistente. La vinificazione mista (parte legno, parte acciaio) ne esalta la verticalità. Lo compariamo al Santa Margherita Select sempre Vigna Premstallerhof 2024, dove un passaggio in legno più presente regala note speziate di pepe Sichuan, rendendolo profondo e multisfaccettato.

Veronika Pfeifer di Pfannenstielhof ci ha fatto assaggiare Annver 2023, un’altra espressione ancora di eccellenza che conferma come questa zona sia un mosaico di micro-terroir unici.

Ospitalità e confronto: Castelfeder

La giornata è proseguita all’Osteria dei Contadini a Planitzer, dove ci ha accolto Ines Giovanett della cantina Castelfeder. Tra un piatto della tradizione e l’altro, abbiamo iniziato a esplorare lo stile dell’azienda attraverso il loro Kerner, teso e aromatico, e il loro Santa Maddalena, conversando di zone, suoli e di orizzonti comuni. Abbiamo condiviso allegramente un piatto tipico, il Multcher, dove polenta, patate e cipolle sono amalgamate insieme in un unico composto, poi ricoperto di formaggio fuso e uova fritte. Sostanzioso e saporito, non potevamo chiedere di meglio!

 

Dopo una bellissima passeggiata tra le vigne, la giornata è culminata nel wine shop aziendale di Egna, dove abbiamo alzato l’asticella con una carrellata di eccellenze internazionali “made in Castelfeder”. 

 

I 6 Pinot Neri: una vera lectio magistralis

Con i primi tre, tutti annata 2023, abbiamo fatto un viaggio geografico tra i diversi suoli.

– Buchholz (Salorno): è il Pinot Nero di montagna. Le vigne sono ad alta quota, dove l’escursione termica è fortissima. Rivela un’estrema freschezza, note di piccoli frutti rossi croccanti (ribes, fragolina) e una spiccata acidità. 

– Glen (Montagna): proviene proprio dalla zona dove abbiamo pranzato, vicino all’Osteria Planitzer. Il terreno è un mix di argilla e calcare e il calice è più strutturato del Buchholz, con una nota minerale e terrosa più marcata. Al naso emergono sentori di ciliegia, oltre a una leggera speziatura naturale.

– Mazon (Egna): considerato il “Grand Cru” del Pinot Nero in Italia. Il microclima qui è unico, con un’esposizione al sole pomeridiano che regala maturità. E’ il più vellutato e profondo dei tre, con tannini nobili, una struttura più ampia e una complessità che vira verso la mora e le spezie dolci.

Siamo passate poi ai 3 Burgum Novum, ovvero la selezione di Castelfeder. Qui il Pinot Nero incontra la barrique per un lungo affinamento, acquisendo una dimensione internazionale e una capacità di invecchiamento straordinaria.

Burgum Novum 2021: un’annata equilibrata. Nel bicchiere trovi l’eleganza classica, con lampone maturo, una punta di vaniglia e tabacco dolce, nel momento perfetto per mostrare sia il frutto che l’evoluzione del legno.

Burgum Novum 2022: un’annata leggermente più calda, che si traduce in un vino più solare e potente. I profumi sono più intensi, quasi di confettura di ciliegia, con una struttura tannica più presente che promette una lunghissima vita in bottiglia.

Burgum Novum 2017: qui si assaggia il tempo. È l’annata più pronta e complessa delle tre, dove le note primarie di frutto lasciano spazio a sentori di sottobosco, polvere di cacao e una leggera nota affumicata. La trama è setosa, tipica dei grandi Pinot Neri che hanno saputo riposare.

 Gli Chardonnay

Abbiamo assaggiato tre espressioni stilisticamente paragonabili ai Francesi: Chardonnay Doss 2024, Chardonnay Riserva Burgum Novum 2022, e Kreuzweg 2022 (Vigna Kreuzweg) che proviene da un singolo vigneto storico sopra l’abitato di Margreid-Magrè.

Qui il legno è un ricamo con chiari sentori di burro fuso, nocciola tostata e una spalla acida che ricorda i grandi Borgogna, ma con il sole delle Alpi.

La sorpresa finale è un vecchio vigneto con i suoi due giovani viticoltori e il primo progetto transfrontaliero di Riesling in Germania. Abbiamo concluso in bellezza e in dolcezza con i Riesling d’Alsace. Il fratello di Ines, Ivan Giovanett e Tobias Treis hanno recuperato uno storico vigneto in Alsazia a Rejler Sorentberg, abbandonato 25 anni fa. Una bella storia di amicizia e una passione comune per il Riesling, nate a Geisenheim, dove hanno trascorso insieme gli anni accademici nel 2003 e 2004. 

Dopo mesi di preparazione, nell’aprile 2012 sono state piantate le prime 16.000 viti Riesling su una superficie di 2,45 ettari. Due anni dopo, nell’ottobre 2014, è seguita la prima raccolta. Il vigneto, completamente esposto a sud in una valle laterale della Mosella, è un terreno particolarmente vocato grazie anche alla presenza di ardesia rossa, che dona longevità e spezie. Sono cinque, i Riesling prodotti, dei quali noi abbiamo assaggiato il Sorentberg Riesling Rebel, il Rotschiefer, il 1000 Alte Reben e il Kabinett. Ognuno con la propria caratteristica e personalità, un idrocarburo appena accennato, pesca bianca e una mineralità tagliente che solo quel terroir sa regalare. 

Un ringraziamento speciale

Giornate così non nascono per caso. Sono il frutto di una visione, di una profonda conoscenza del territorio e di una capacità organizzativa rara. Un immenso ringraziamento va a Rosaria Benedetti, firma di garanzia che non ne sbaglia una, capace di tessere trame preziose tra vigne, calici e persone, e rendere così ogni incontro un’esperienza indimenticabile.

Torneremo presto!

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads

 

Lascia un commento