PIGHIN, DAL 1963

E’ sempre piacevole ricevere un invito per conoscere qualcosa di nuovo per me. Con i colleghi veniamo accolti da Roberto Pighin per un press lunch alla Bottega di Franco, luogo piacevole fuori dal caos cittadino.

Roberto inizia subito a raccontarsi: “fondamentalmente siamo produttori in Friuli Venezia Giulia, che io amo dire felicemente ubicato fra le Alpi e l’Adriatico perché è una terra polivalente, nel senso che abbiamo le Alpi a nord, il mare Adriatico a sud e il Veneto a est. La caratteristica è che in antichità c’erano i grandi ghiacciai delle Alpi che nei secoli si sono sciolti, formando i grandi fiumi, partendo dal Cellina passando per il Tagliamento e il Torre per finire allo Judrio. Allo sciogliersi dei ghiacciai, c’è stato uno sgretolamento dolomitico che ha formato questi terreni ciottosi alluvionali. 

Teniamo presente che le grave sono vaste e coprono tutta la parte a sud delle Alpi, dal nord fino a metà regione. Questo processo ha fatto sì che la forma di questi ciottoli sia molto voluminosa sotto monte, mentre tendono ad assottigliarsi man mano che arrivano al sud, lasciando più spazio al limo che si presenta come una sorta di terra rossa. Un detto locale recita ‘fammi povera e io ti farò ricco’ in riferimento alla vite. Saprete bene infatti che la vite è una pianta che è una guerriera, e che resiste in situazioni incredibili, cioè più soffre, più combatte per sopravvivere e più i risultati sono eccellenti. 

Il Friuli, anche se costituito da una terra povera e ghiaiosa, è considerato una tra le terre più vocate al mondo per la produzione di vini bianchi. Abbiamo due tenute che corrispondono anche a due cantine indipendenti: una estesa per 150 ettari a Risano e l’altra, più raccolta, di 30 ettari a Capriva. Questi terreni sono non solo la culla, ma anche l’espressione pura del terroir in cui sono immersi, caratterizzati rispettivamente, come dicevo prima, dai terreni marnosi eocenici (relativi cioè al secondo periodo geologico dell’era cenozoica, compreso tra 58 e 27 milioni di anni fa) e da quelli di ciottoli e limo.”

LA SELEZIONE DELLE BARBATELLE RAUSCEDO

Tutte le barbatelle utilizzate in azienda arrivano da una mia vecchia conoscenza, ovvero i Vivai Rauscedo (leggi la mia esperienza da loro in questo articolo) che seleziona i cloni in maniera rigorosa e scientifica. “Hanno cloni di tutti i vitigni nazionali e internazionali oltre che sperimentali e PIWI . Hanno un centro ricerche pazzesco. Cosa vuol dire? Che essendo noi un’azienda di una certa superficie, siamo stati presi un po’ come azienda pilota nelle grave e quando abbiamo fatto i reimpianti, abbiamo insieme a loro concepito i vigneti dalla partenza. In questo modo abbiamo il pieno controllo di filiera“. 

PIGHIN A CAPRIVA – COLLIO DOC

La tenuta di Capriva è il gioiello dell’azienda Pighin. I vigneti, situati nella collina più bella e soleggiata della zona, disegnano i gradoni di un anfiteatro naturale attorno alla cantina, ristrutturata e attrezzata per accogliere la magia della vendemmia.

Sempre nelle parole di Roberto, “sono circa 20 ettari di vigna disegnata a gradoni in un anfiteatro naturale attorno alla cantina, esposto a sudovest e quindi verso il mare Adriatico che si può scorgere in lontananza in assenza di foschia. Qui soffia il borino, che è la bora leggera che caratterizza questo territorio. E’ il vento del Golfo tra Venezia e Trieste e può soffiare anche h24. Abbiamo il sole dalla mattina alla sera e il borino asciuga l’umidità, quindi abbiamo un iperventilazione, una super illuminazione, il tutto con una densità di impianto vicino ai 6.000 ceppi per ettaro che sono irrigati con un sistema di irrigazione micronizzato sotterraneo per preservare tutto l’umido mentre nella parte superiore della collina un impianto a goccia.”

PIGHIN SORELI E LE ORIGINI, LA BELLEZZA AUTENTICA DEL COLLIO

Il Soreli Bianco Collio DOC riflette anni di tradizione, ricerca e rispetto per le origini. Non è un semplice vino, ma il racconto di un savoir-faire tramandato con passione dalla famiglia Pighin, che ad ogni vendemmia rinnova il proprio impegno nel preservare la bellezza autentica del Collio. Ed è proprio a Capriva, il gioiello dell’azienda che si trova tra i 150 e i 180 metri di altitudine, che è il vigneto che dà vita al Soreli Bianco Collio DOC, espressione pura del terroir. L’uvaggio è un omaggio alla tradizione, un elegante equilibrio tra Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia, varietà autoctone che qui trovano la loro massima espressione. 

Il nome Soreli significa sole in friulano. Dal 2018 abbiamo ripreso a farlo come Bianco Collio DOC, cioè utilizzando le uve autoctone che sono imperative per dare origine a questa tipologia, che può essere prodotta solo con Ribolla Gialla, Malvasia istriana e Friulano. Il 60% di questo vino è friulano. Costituisce la schiena, la colonna vertebrale del vino, e solo dopo viene il frutto. In seguito, come per tutte le nostre uve, facciamo il test di pH per l’acidità; abbiamo anche un laboratorio super attrezzato per osservare i valori analitici dei mosti prima ancora delle uve, per poi vendemmiare come l’uomo del Monte -né troppo presto, né troppo tardi, a seconda delle varietà“.

La vinificazione è un processo che esalta le caratteristiche del vino. Le uve vengono criomacerate in un vinificatore Ganimede per circa un giorno. Dopo la pigiatura soffice sottovuoto, una parte delle uve fermenta in vasche inox termocondizionate e l’altra in tonneaux di rovere naturale e barrique di rovere leggermente tostato di Slavonia, conferendo a questo vino profondità e complessità aromatica. Infine, la lisi sui lieviti-fecce fini per acquisire ulteriore complessità, struttura, eleganza e una complessa identità sensoriale. 

IL MENU’ 

LA GARANZIA DELLA GESTIONE FAMILIARE 

“Essere un’azienda a gestione familiare costituisce per noi un duplice punto di forza. Dal punto di vista umano rappresenta un valore inestimabile, in quanto la conduzione dell’azienda è nelle mani della nostra famiglia da tre generazioni, a garanzia di continuità e di presenza costante da parte di coloro che hanno fondato e dato vita a questa appassionante e sfidante realtà imprenditoriale. La nostra è una passione di famiglia ispirata da sempre ad un valore molto preciso: difendere la più alta qualità del vino. Da qui discende quello che per me rappresenta il secondo vantaggio di essere un’azienda familiare. Sotto il profilo tecnico, infatti, il fatto di essere dei produttori che possono vinificare uve di nostra produzione ci consente di avere il controllo totale dell’intera filiera, dalla terra alla tavola. Questo elemento è per noi garanzia di quella costanza qualitativa che le bottiglie firmate Pighin rappresentano da sempre per il consumatore, nella piena consapevolezza che stiamo lavorando con un prodotto della natura e come tale dobbiamo accettare le sue leggi a volte imprevedibili”.

LE STRATEGIE AMBIENTALI DI PIGHIN

L’ammodernamento e l’efficientamento delle realtà aziendali sono da sempre state la base di partenza della conduzione aziendale della famiglia Pighin. Nel 2007 e nel 2016 l’azienda ha ottenuto inoltre le certificazioni di sostenibilità ambientale Global – G.A.P. (Good Agricultural Practices)  e S.Q.N.P.I. (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata) , importanti riconoscimenti legate ai temi ambientali. Nell’ultimo triennio 2020/2023, come da consuetudine, l’azienda ha effettuato investimenti mirati al rinnovamento dei vigneti di proprietà con una media di 6 ettari di reimpianti l’anno. L’attuale rinnovamento ha privilegiato le varietà autoctone Ribolla Gialla, Friulano e Malvasia Istriana e Sauvignon, oltre al Pinot Grigio che rappresenta oggi circa il 50% della produzione.

Sono stati poi completati gli impianti di irrigazione di tutta la superficie vitata dell’azienda di Spessa di Capriva, dei quali il 50% con il sistema a goccia e il 50% con subirrigazione la quale, essendo sotterranea, arriva alla radice della pianta con i relativi risparmi idrici ed energetici; a Risano, 40 ettari vitati in zona Friuli Grave sono stati convertiti da sistema di irrigazione aerea a irrigazione a goccia. Inoltre, è stata raddoppiata la capacità di trattamento dei vigneti con il sistema a recupero della nebulizzazione in eccesso e potenziato la capacità di lavorazione sotto filare.

Sono stati inoltre realizzati due nuovi sistemi di depurazione dedicati, uno delle acque di lavaggio delle cantine di vinificazione e l’altro delle acque utilizzate per il lavaggio delle attrezzature agricole. Sul fronte dell’energia prodotta per il fabbisogno della cantina e per lo svolgimento dell’attività produttiva, è in fase di completamento l’impianto fotovoltaico di 130 kw a copertura di circa un terzo dell’energia mediamente necessaria nell’arco dell’anno.

Più scopro e più capisco che non si conosce mai abbastanza di questo variegato mondo del vino. In fondo a questa esperienza, mi rimane in mente una frase di Roberto Pighin: “Noi viviamo sotto le stelle, non produciamo un prodotto come la plastica, con uno standard costante. Ogni vendemmia è una storia, ognuno ha la sua e nessuno può dire di aver fatto il miglior vino. Il vino evolve, il vino è materia prima viva; non ha niente a che vedere con l’industria o con qualsiasi altra cosa“.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads

Lascia un commento