“…insegnerai a volare ma non voleranno il tuo volo. Insegnerai a sognare ma non sogneranno il tuo sogno. Insegnerai a vivere ma non vivranno la tua vita.“
LA VISITA ALLA TENUTA CERI
Che la zona di Carmignano sia una tra le più vocate in Toscana per la produzione vinicola se ne era già accorto nel 1716 Cosimo III de’ Medici, VI° Granduca di Toscana, che l’aveva identificata insieme al Chianti, al Pomino e al Valdarno nel bando in cui stabiliva una severa normativa per la produzione ed il commercio dei vini prodotti nei suoi possedimenti.
Il mio tour tra le varie realtà che fanno parte del Consorzio vini Carmignano mi ha dato modo di conoscere il territorio in modo esaustivo. Alcune aziende vantano secoli di storia e su di loro sono stati scritti fiumi di parole, ma una tra tutte mi ha particolarmente entusiasmato, la quasi-neonata Tenuta Ceri, per la grande energia e carica empatica di Edoardo, 33 anni di grinta allo stato puro! Lo incontriamo ai bordi della vigna e facciamo con lui una bella passeggiata attraverso il bosco che conduce alla cantina, ancora in fase di costruzione. La tenuta, che si estende per una superficie di 35 ettari, di cui 15 vitati e i restanti a bosco, ulivi e altre coltivazioni, beneficia di un microclima ideale anche per la sua fortunata posizione tra Montalbano e l’Appennino.

Quando parla, Edoardo ha gli occhi che brillano. Ci racconta che il padre Luca, architetto, si appassiona al mondo vinicolo dopo un viaggio in Francia e scopre questa proprietà in vendita durante una passeggiata. Se ne innamora, la acquista e per un certo numero di anni conferisce le uve a una cantina per avere il suo vino da condividere con gli amici. In realtà, il papà Luca il vino ce l’ha nel DNA. Edoardo mi racconta che la famiglia viene da una lunga storia di mezzadria iniziata dal bisnonno e che suo nonno era stato il primo in famiglia ad acquistare una botte in cemento per vinificare; cosa che purtroppo non è mai riuscito a fare in quanto scomparso prematuramente quando Luca aveva solo 10 anni.
Intuisco che Edoardo abbia preso il suo piglio dal padre, mentre mi racconta che, se avesse lavorato nell’avviato studio di architettura, non avrebbe mai avuto libertà di esprimersi come desiderava. Decide quindi di studiare enologia e di dedicarsi alle vigne. Padre e figlio iniziano quindi insieme l’avventura, non banale, di vinificare per proprio conto costruendo una cantina partendo da zero; il padre la progetta e il figlio si dedica alla terra.
La mano dell’architetto si apprezza nel progetto geotermico e ipogeo (la cantina è sotterranea, sotto il vigneto), nella ricerca convinta della sostenibilità, nelle linee pulite, nella scelta di pochi materiali come l’acciaio e il vetro e nell’uso di piante verdi. Il progetto include anche la ristrutturazione di un agriturismo con piscina riscaldata e punto ristoro. Solo a casa, scopro che hanno ricevuto il premio “Cantina Emergente” per la guida ‘Vini d’Italia 2024’ del Gambero Rosso, oltre che quello come roduttore emergente secondo la ‘Guida Essenziale’ di Doctor Wine di Daniele Cernilli. Considerando che il 2020 è l’anno della prima vendemmia di Edoardo, come esordio mi sembra veramente entusiasmante. Luca, dal canto suo, ha avuto la grande sensibilità di cogliere il fuoco che ardeva in Edoardo e di lasciargli le redini della conduzione della cantina. Un padre che ha sposato totalmente il progetto del figlio e che ha creduto in lui.
CARMIGNANO, PRODUZIONE E DENOMINAZIONE
Edoardo ci racconta che Carmignano è in antitesi con le grandi denominazioni toscane. In questa è infatti storicamente presente, e adesso obbligatorio anche da disciplinare, il Cabernet (Sauvignon o Franc, uno o entrambi), il quale pare arrivato da queste parti con Caterina de’ Medici, ai tempi regina di Francia.
La raccolta avviene a mano con cassette da 20 kg. con tre tipologie di gestione dell’uva, gestita per gravità e senza pigiatura: diraspatura, grappolo intero e pompaggio del solo mosto.

Le scelte stilistiche sono di vinificare le uve in tulipe di calcestruzzo. Queste non sono vetrificate all’interno per mantenere l’acidità delle uve mentre il materiale poroso non inerte permette la polimerizzazione del tannino. Altra scelta è quella di farle affinare più tempo in bottiglia che nel legno, dove stanno per un massimo di 18 mesi. La bellissima barricaia ha una temperatura di 15 gradi costanti, mentre l’umidità viene gestita immettendo aria calda e raffreddandola.

GLI ASSAGGI
– Barco Reale di Carmignano Barbocchio 2022, Sangiovese 70% – Cabernet Sauvignon 20% – Merlot 10%. Da assaggiare servito anche un po’ freddo. Dalle uve dei Vigneti Calcinaia adiacenti alla cantina, vendemmiato a circa metà settembre, 50% della massa in botte grande per 6 mesi. Più gastronomico.
– Carmignano DOCG Rigoccioli 2021, Sangiovese 90% – Cabernet Sauvignon 10%.
– Carmignano Riserva DOCG L’Arrendevole 2020, Sangiovese 90% – Cabernet Sauvignon 10%. Prodotto solo nelle annate migliori, da vigne vecchie.

Notevole anche l’olio, prodotto purtroppo in piccole quantità e non acquistabile. Personalmente, non ho potuto fare a meno di portare a casa due bottiglie di ognuno dei vini. Cercherò di scordarmi L’Arrendevole in cantina!
Edoardo è volitivo e rampante, come i tannini che troviamo nella sua riserva dal nome che mi ha conquistato, L’Arrendevole. Lui però non è arrendevole per nulla e la sua voglia di fare ancora meglio si percepisce chiaramente. Non si fermerà qui, ne sono certa.
L’obiettivo, chiarissimo, è quello di creare un vino autentico e che racconti il territorio. I suoi vini, ci spiega, costano perché sono di qualità, una qualità che lui non vuole svendere. Apprezzo questa filosofia, che si basa su amor proprio e autostima, due elementi che molti hanno perso. Come ripeto spesso, credo nelle nuove generazioni, e questa storia è l’ennesima prova che i giovani in gamba esistono. Qui si respira un’aria di fermento…sarà anche perché, sebbene guidata con esperienza e competenza dell’enologo Alberto Antonini, la squadra è completamente under 30.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads


Lascia un commento