Esistono territori che non si possono spiegare a parole, ma vanno “camminati”. Il Trentino-Alto Adige è uno di questi: un affascinante mosaico di microclimi dove, nel giro di pochi chilometri, si passa dalle brezze del Garda alle pendenze vertiginose delle Dolomiti. A guidarci in questa esplorazione è stata Rosaria Benedetti, Donna del Vino del Trentino-Alto Adige e profonda conoscitrice di ogni zolla di questa terra. Con la sua sapienza, l’obiettivo della giornata è stato chiaro fin da subito: scovare l’anima autentica del territorio attraverso tre cantine d’eccellenza.
Borgo dei Posseri: l’isolamento felice
La nostra prima tappa ci porta ad Ala, ma non nel fondovalle. Saliamo dove la montagna si fa sentire, a Borgo dei Posseri. Definire questa realtà una semplice cantina sarebbe riduttivo; è un’esperienza “fuori dagli schemi”. Qui si respira una sensazione di isolamento felice, avvolti dal silenzio dei boschi e dalla verticalità dei vigneti di montagna. Siamo state accolte da Maria e Mariella (Donne del Vino anche loro) che ci hanno raccontato la loro realtà.
La cantina nasce dal recupero di un antico complesso rurale, un borgo appunto, che rischiava l’abbandono. La proprietà si estende su un altopiano tra i 500 e i 700 metri di altitudine.
Il format proposto agli enoturisti è una dichiarazione d’amore alla libertà: una degustazione itinerante e gestita in autonomia nel rispetto dei tempi e dei modi individuali. Armati di cestino e mappa, ci si muove tra le tappe segnate in mezzo ai filari, dove si trovano delle aree di sosta attrezzate con vino in fresco, scoprendo vini che fanno della freschezza e dell’eleganza il proprio segno distintivo.

Nella sala accogliente adibita alle degustazioni, noi abbiamo degustato un Brut Metodo Classico, un Sauvignon sorprendente e un Pinot Nero con la finezza tipica delle alte quote.
Villa Corniole: l’eleganza della viticoltura eroica

Ci siamo spostate poi a Giovo, nel cuore pulsante della Val di Cembra, terra di muretti a secco e Patrimonio UNESCO. Villa Corniole è una realtà familiare che incarna perfettamente il concetto di “viticoltura eroica”. Qui siamo nel regno della famiglia Pellegrini, dove la gestione è marcatamente femminile, con le figlie Linda, Sabina e Sara che portano avanti la visione dei genitori Onorio e Maddalena.
Il nome deriva dalle “corniole”, i piccoli frutti rossi del corniolo che crescono spontanei in valle e di cui abbiamo ammirato la fioritura proprio fuori dalla cantina. La cantina è letteralmente scavata nel porfido, la “pietra d’oro” della Val di Cembra.

Entrare in questa cantina è un’esperienza quasi mistica: la sala degustazione rivela la nuda roccia viva, una parete che testimonia la fatica e la tenacia necessarie per strappare il vino alla montagna. In bella mostra c’è la copia di una situla, un reperto archeologico rinvenuto in zona e oggi conservato al Castello del Buonconsiglio. La situla, dal latino situla, ovvero secchio, è un antico recipiente a forma di tronco di cono simile a un secchiello. Tipico delle civiltà dell’Età del Ferro (IX-IV secolo a.C.) dell’area alpina e adriatica specialmente, come i Veneti e i Reti, la situla testimonia il consumo del vino in questi luoghi come rito che dura da oltre duemila anni.

Con Maddalena, che ha fatto gli onori di casa, abbiamo assaggiato i Trentodoc (dal Salisà Brut al raffinato Rosé, fino al rigore del Pas Dosé) e i bianchi: un Pinot Grigio impeccabile, la versione Ramata affascinante e strutturata, un Gewürztraminer aromatico ma non stucchevole e il Kròz, un blend che racchiude l’anima minerale della valle il cui nome deriva dal termine dialettale che indica lo “scoglio” o la “roccia”. È un vino che nasce da uve Chardonnay, Müller Thurgau e Manzoni Bianco, coltivate su pendenze che superano spesso il 40%.
Maso Salengo: l’omaggio al Marzemino di Mozart

Per concludere questa giornata straordinaria, siamo tornati verso la Vallagarina, tra Isera e Volano, per far visita a un’altra Donna del Vino, Giuseppina.
La Vallagarina è storicamente la “culla” del Marzemino, arrivato qui probabilmente attraverso i commerci della Repubblica di Venezia (che dominò queste terre nel XV secolo). Il Maso da cui la Cantina prende il nome risale al XVIII secolo ed è immerso in un corpo unico di vigneti.

A differenza della Val di Cembra,dove domina il porfido, qui i terreni sono di origine basaltica, prodotti da vulcani sottomarini preistorici. Questo regala al Marzemino quella tipica nota minerale e sapida che bilancia perfettamente la sua naturale morbidezza floreale.

Una curiosità su questo vino è che Wolfgang Amadeus Mozart lo cita nell’opera Don Giovanni, con la grafia dell’epoca “Marzimino“. Si narra infatti che il compositore lo avesse assaggiato proprio in zona durante i suoi viaggi verso l’Italia, rimanendone estremamente e positivamente colpito.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads


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