Aperta nel Luglio 2025, Locanda Confini si trova lungo il Naviglio del Brenta, che collega Padova a Venezia. Lo scorrere placido dell’acqua fa rallentare i battiti – il relax è immediato. La visita è sulle Ville Venete; questi luoghi di villeggiatura dove la nobiltà fuggiva dal caos e dagli odori della laguna per godersi l’aria salubre, i giardini labirintici, i giochi d’acqua e le feste galanti non erano semplici residenze di lusso, ma il simbolo di un sistema economico, sociale e politico unico al mondo, sviluppatosi tra il XV e il XVIII secolo.
LA LOCATION
Non vi fate ingannare dalla sapiente ristrutturazione esterna ed interna. In realtà il locale nasce dalle ceneri di un devastante tornado che nel 2015 ha lasciato solo macerie e distruzione – ce lo ricorda una targa in marmo posta all’esterno. All’interno, l’ambiente è minimalista ma accogliente. Il design gioca su una palette di colori neutri (tortora, grigio antracite e toni caldi del legno) e la mise en place è particolarmente curata, essenziale e moderna con ceramiche artigianali che richiamano i colori della terra e del mare. Le posate riportano il logo del locale, un fiore stilizzato, che ho ritrovato nel ricamo del tovagliolo. Questo mi ha fatto pensare subito a una cura attentissima ai dettagli, cosa che ho infatti poi ritrovato nei piatti.

IL LEGAME INDISSOLUBILE CON LA TERRA
Il cuore pulsante della Locanda batte a pochi metri dalla cucina. È l’orto di proprietà, una riserva preziosa che fornisce erbe spontanee, insalate croccanti e verdure stagionali. Questo “filo verde” crea un rapporto diretto tra l’ingrediente e la costruzione del piatto: qui la natura non è un contorno, ma è protagonista nel suggerire consistenze e profumi.
L’ESPERIENZA
Entrando in Locanda, siamo stati accolti dal Patron Cristian Minchio. Immediata la percezione che non sarebbe stato un semplice benvenuto formale ma una presa in carico completa. E’ venuto spontaneo affidarsi a lui, che con occhio attento e passione sartoriale ha curato personalmente ogni nostro istante a tavola, cucendoci l’esperienza addosso. Poche ricerche sono bastate per comprendere che Cristian è nato e cresciuto in una storica famiglia di albergatori e ristoratori – la professionalità non si improvvisa.
IL PERCORSO A MANO LIBERA
L’inizio è un omaggio alla terra e all’ingegno: il Pane al cubo (una stratificazione di salsa di pane, crostini e funghi cardoncelli fritti con polvere di borragine) apre le danze insieme alla sapidità audace delle Chips di pelle di pesce serra.
La filosofia dell’orto esplode nel Cuore di lattuga, un capolavoro di semplicità nobilitata da crema di pinoli, miso e gomasio, dove la freschezza vegetale dialoga con l’acidità del verjus. Anche i Tacos di mais con ragù di cortile e acetosa sicula confermano questa direzione: sapori ancestrali rivisitati con mano contemporanea.

Il percorso prosegue con una celebrazione del mare trattato con rispetto e tecnica.
Ostriche alla brace: la nota fumé incontra la cremosità del pil-pil e la spinta salina della salicornia.

Cannolicchi e Topinambur: un abbinamento terra-mare impreziosito dal tocco agrumato del geranio corallo.
Pesce Spada e Scampi: un piatto complesso, dove il miso e i fagioli dall’occhio nero creano una profondità umami che avvolge il pesce scottato magistralmente.

Il Risotto mantecato con latte di canocchia e yuzu è un esempio di equilibrio perfetto tra la dolcezza del crostaceo e la sferzata citrica dell’agrume.
Ma è forse il Fusillo con emulsione di gò e salsa di fegati di rana pescatrice a rubare la scena, portando in tavola la tradizione lagunare con una spinta di intensità sorprendente.
Il Dolce Epilogo
Dopo una Rana pescatrice accompagnata da un radicchio di Treviso in agrodolce, la transizione verso il dessert è affidata a un pre-dessert audace: mela cotogna, aria di gin de-alcolizzata e olio EVO.
La chiusura è un classico confortante ma originale: una Tarte Tatin servita con gelato al latte di capra e lavanda, seguita da una piccola pasticceria contenuta in uno scrigno di ceramica, dove spicca il cremoso al lampone con polvere di wasabi, un ultimo guizzo creativo prima dei saluti.

L’ARTE DELLA MIXOLOGY
Nota di merito a parte va alla mixology di alto livello. Filippo (figlio di Cristian, 18 anni e la calma e classe di un barman di lungo corso) ci ha deliziando in apertura con la freschezza del Clover Club, concludendo poi con un Black Russian rivisitato, dove il Grand Marnier e il bitter al cioccolato elevano il classico cocktail.
GENERAZIONE Z
Chi mi segue sa quanto io tenga ai giovani talentuosi e non ho potuto fare a meno di notarne parecchi qui. Al comando della cucina c’è il ventenne Lukas Keci, affiancato da collaboratori di 20 e 18 anni. Anche il servizio di sala riflette questa scelta coraggiosa, con la coordinatrice Alice Rinaldo affiancata da Thomas Rossi e dal ventenne Alberto Minchio.
In Locanda Confini, il “confine” tra cucina e natura si fa sottilissimo, fino a scomparire, una tappa obbligatoria per chi come me, ha ancora voglia di farsi sorprendere . Lo troveremo presto in qualche prestigiosa guida… ne sono certa!

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads


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