BRUNA e ALESSANDRI: 50 sfumature di Pigato

Il Pigato è un vitigno che racconta la storia e la cultura della Liguria, esprimendo al meglio il carattere unico di questa regione. È un vitigno a bacca bianca che si distingue per la sua resistenza e adattabilità. Le uve maturano nel tardo autunno, e i vini prodotti sono noti per la loro freschezza, equilibrata acidità e aromi complessi.

Molto genericamente, il Pigato al naso offre profumi di fiori bianchi, agrumi, erbe aromatiche e una leggera nota minerale, mentre in bocca si chiude con la mandorla amara, riflettendo il terroir unico della Liguria. La sua versatilità e la varietà degli stili di produzione (si può trovare bianco secco, macerato, spumante e dolce) testimoniano la creatività e la passione dei viticoltori locali. 

LA STORIA DEL PIGATO

La storia del Pigato risale a tempi antichi, anche se le sue origini precise sono ancora oggetto di dibattito tra gli storici del vino. Alcuni sostengono che il vitigno sia stato introdotto in Liguria dai Greci, mentre altri credono che fosse già coltivato dai Romani. Il nome dell’uva deriva dal termine dialettale “Pigau” riferito alle “pighe”, piccole macchie ambrate presenti sull’acino a piena maturazione.

Appartenente alla grande famiglia dei Vermentini – nel corso dei secoli si è adattato al territorio assumendo caratteristiche originali non riproducibili altrove – il Pigato è coltivato principalmente nella Riviera di Ponente, in particolare nelle province di Savona e Imperia. Qui, le colline ripide e il clima mite creano condizioni ideali per la sua coltivazione. Nel corso dei secoli, il Pigato ha guadagnato una reputazione di eccellenza, diventando uno dei simboli della viticoltura ligure.

L’ AZIENDA AGRICOLA BRUNA

Impossibile non visitare, durante il mio tour nel Levante Ligure, l’Azienda Agricola Bruna, scoperta durante una bellissima masterclass durante la Fivi di cui ho parlato in questo articolo. Non è facile trovare il Pigato fuori dai confini liguri e quindi, incuriosita, sono andata nella sua zona classica di produzione. Qui, nell’entroterra di Albenga e precisamente tra Ortovero e Ranzo, ha inizio la storia dell’Azienda  Bruna, nata  nel 1970 dalla passione di Riccardo Bruna. 

Otto ettari di vigneti, coltivati principalmente a Pigato, e pochi ulivi si stagliano sui classici terrazzamenti liguri tra le colline e i boschi di macchia mediterranea.

Roberto ci accompagna a vedere i vigneti, lo spettacolo è magnifico. Siamo tra il mare e la montagna dove si scorge persino un po’ di neve. La macchia mediterranea ha prepotentemente conquistato terreno e siamo attorniati da piante di rosmarino in fiore che sprigionano un profumo avvolgente. Una natura incontaminata, con il bosco che veglia sulle vigne, ma che presenta anche i suoi risvolti negativi. Sono stati messi chilometri di reti a protezione delle coltivazioni perché qui girano cinghiali, caprioli e lupi.

Roberto ci racconta poi che i suoi vigneti sono dislocati in tre zone differenti e che ognuna imprime caratteristiche diverse ai vini. Infatti, intorno ad Ortovero (dove oltre al Pigato coltiva Granaccia, Rossese e Syrah e in misura minore altre varietà a bacca rossa) i terreni sono sciolti e sassosi per il disfacimento di conglomerati di roccia sedimentaria, regalando ai vini sapidità ed esuberanza.

Nella zona sopra Pogli di Ortovero invece, i vigneti sono interamente contornati da boschi e affondano le radici su pietra calcarea e argille azzurre risalenti al Pliocene, ricche di micro e macro fauna fossile, le quali donano al Pigato mineralità.  Sopra Ranzo la terra cambia ancora. L’argilla è meno compatta, con gli ossidi di ferro e manganese a colorarla di rosso. Qui le piante di vite superano i cinquant’anni e i vini acquistano profondità e ricchezza. Una varietà di terreni impressionante, considerando la poca distanza tra loro!

Tornati in azienda siamo passati agli assaggi:

MASSIMO ALESSANDRI 

Massimo ci accoglie in una sorta di “faro di terra” a circa 400 mslm, in località Costa Parrocchia nel Comune di Ranzo. Qui, su terreni calcarei-argillosi, si trovano i 7 ettari dell’azienda. Intorno a noi, terrazzamenti in cui ulivi e viti si alternano in un luogo sospeso tra le montagne appena spruzzate di neve e il mare. Il panorama dalla torre è incantevole e lo possiamo ammirare a 360 gradi!

A trent’anni Massimo, cresciuto nel famoso ristorante di famiglia Pernambucco  ad Albenga – 50 anni di ristorazione, decide di dedicarsi alla produzione di vino. 

Qualche ettaro è già di proprietà della famiglia e le vigne riforniscono di vino il ristorante. Massimo però vuole dare nuova vita e identità alla cantina. Così, dopo aver incrementato gli ettari (qualcosa comprato, altri in affitto), si dedica alla ricerca della qualità valorizzando le vecchie vigne di Pigato le cui uve, dopo una sofficissima pressatura, affinano in tonneaux per un anno per poi sostare alcuni mesi in serbatoio di acciaio fino a raggiungere l’equilibrio ottimale per poter essere imbottigliate. Parallelamente, evidentemente influenzato dalla vicina Francia e in particolare dalla zona dello Châteauneuf-du-Pape, sviluppa altri vini dedicandosi a Viognier, Roussanne e Syrah, che completano e arricchiscono la già ampia linea di Pigato in tutte le sue declinazioni. Ad oggi, la produzione è di 40 mila bottiglie. 

Con calma, curiosità e tante, tante chiacchiere, abbiamo degustato anche annate vecchie e sorprendenti a prova che il Pigato è vino anche da invecchiamento.

Ci siamo poi diretti al ristorante, dove abbiamo assaggiato nuovamente i vini, questa volta in abbinamento con i piatti stagionali proposti in carta. Oltre a molto altro, indimenticabili i rossetti al vapore con i carciofi di Albenga e la frittura di pesce, la vera focaccia ligure. Tutto merito della Chef Nicoletta Pellegrinetti, che sapientemente ricerca le eccellenze della piana di Albenga e il miglior pescato del Mar Ligure con un risultato nel piatto sempre elegante e armonioso.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads

 

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