Al di là del fiume: a Monte Sole terra, vino e anima

Incontro Danila Mongardi in un soleggiato mattino di fine maggio, nel suo regno che è anche lavoro, accoglienza, attività, casa, famiglia, cantina – in una parola, anima. Ci racconta che, nel 2005, ha deciso di lasciare la guida di una comunità di tossicodipendenti per dedicarsi completamente ad un nuovo progetto imprenditoriale, quello di coltivare la vigna. L’idea è stata impiantare specie autoctone – dove già esistevano da tempo, prima che fossero espiantate dal precedente proprietario del terreno – e di ristrutturare una vecchia stalla per farne un agriturismo

Monte Sole

Ci troviamo nel Parco di Monte Sole, tristemente passato alla storia perchè in questi luoghi, nell’autunno del 1944, centinaia di civili – per la maggior parte donne e bambini – furono uccisi dai soldati nazisti. Dal 1989, il Parco Storico di Monte Sole è un’area protetta che promuove una cultura di pace per le generazioni presenti e future.

Al di là del fiume, un messaggio importante

Insomma, penso che il posto parli da solo” ci racconta Danila. “Il messaggio che noi vorremmo dare quando uno viene qua è: fermati, respira, guarda che cosa c’è intorno e chiediti se stai bene. Chiediti ‘cosa voglio? Cosa posso fare?’ Pensa al passato, mentre il tuo presente marca il tuo futuro. Il nostro prenderci cura di questo posto e cercare di costruire qualcosa vuole in un certo modo dimostrare che questo è possibile. 

Siamo in un momento storico dove sta succedendo di tutto e non sappiamo se ci sarà un futuro. La guerra è costante e gli orrori fanno parte della nostra quotidianità. Quindi, specialmente per i nostri ragazzi, l’idea che vogliamo far passare è che si può fare, si può costruire qualcosa di diverso da quello che vediamo, non è vero che è impossibile. Ci si può ancora prendere cura della terra, ci si può ancora prendere cura gli uni degli altri. Ci possiamo ancora prendere cura di noi stessi e in un’ottica che va un po’ oltre la settorializzazione, nell’ottica cioè di pensare che siamo tutti connessi e tutto è connesso. Vogliamo mettere la persona al centro.

Questo è il motivo per il quale abbiamo fatto questa scelta anni fa di diventare biodinamici. Al di là del fiume non è solo il nome dell’azienda e dell’agriturismo. È anche un monito quotidiano – andare al di là significa andare oltre gli stereotipi, i limiti autoimposti, le apparenze. Una parola chiave di questo posto è ‘intreccio’, ben rappresentata dal tronco di edera tagliata che sorge dentro la nostra osteria e che rappresenta tutti gli intrecci concreti e spirituali in cui ci imbattiamo nella vita“.  

Samuele, il maggiore dei quattro figli di Danila, dopo aver cercato altrove la sua strada, ha scoperto che tra le vigne sta bene, e se ne occupa attivamente. Insieme ad altri amici, ha pensato a qualcosa che possa avvicinare i giovani al vino e per questo, da qualche tempo, organizza eventi partendo da quello che si fa in vigna per poi raccontare il vino. 

La proprietà ha ristrutturato anche un casolare del’800, circondato da un grande parco esterno, che è in grado di ospitare, con le sue 17 camere e due sale attrezzate con impianto tecnico, ritiri, seminari residenziali, workshop e stage.

Si è fatta ora di pranzo e sotto gli ombrelloni si sta d’incanto, circondati dal verde e accarezzati dal vento. Un team giovane e sorridente lavora tra cantina e osteria, richiamando coetanei: ci guardiamo intorno e vediamo tavolate di giovani. Cucina genuina, dai sapori tradizionali; io non resisto alla salvia fritta, a una tagliata che si scioglie in bocca e a molto altro.

Scegliamo Fricandò, che abbiamo visto riposare nelle anfore e che è sicuramente uno dei vini più caratteristici dell’azienda. E’ prodotto con uve Albana sottoposte a una lunga macerazione sulle bucce in anfore di terracotta, seguita da una fermentazione spontanea con lieviti indigeni. Danila ci racconta che l’Albana era un vitigno presente anche sui colli bolognesi, ma che poi è andato sparendo, per rimanere nella sola Romagna. E’ per questo, ci dice, che non si può mettere la denominazione ‘Albana’ in etichetta.

Il limite è un’opportunità, ci dice mentre ci salutiamo ripromettendoci di tornare presto. Ci rivedremo certamente con Danila, coraggiosa nella difficile scelta di mettere al primo posto qualità invece di quantità.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads

 

Una replica a “Al di là del fiume: a Monte Sole terra, vino e anima”

  1. Avatar
    Anonimo

    Che voglia di calarmi in questo paradiso!!! Grazie Claudia!

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