Arte e Vino, uno stretto rapporto

Mi ha sempre affascinato il legame che c’è tra arte e vino. Ma partiamo dalla storia: per quanto riguarda il vino, ma non solo, non abbiamo inventato niente! Gli Egizi infatti, bevevano vino e molti geroglifici ne testimoniano la coltivazione e la lavorazione. I primi reperti che ne attestano la diffusione sono semi di vitis vinifera risalenti al 2900 a.C. (sì, avete letto bene) i quali sono tutt’ora conservati al Museo dell’Orto Botanico di Berlino.  Il vino in Egitto era consumato da una ristretta elite, mentre la birra era più diffusa perché era molto meno costosa. Venivano prodotti vini rossi, bianchi, dolci e anche mescolati. I nostri blend insomma! Gli Egiziani utilizzavano diverse tecniche di coltivazione, anche se pare che quella a pergola fosse decisamente la più diffusa. Una volta raccolta l’uva, si procedeva a depositarla in grandi tini di pietra, legno o argilla. Con i piedi si effettuava in seguito la pigiatura, tecnica efficace per non mischiare i semi e i raspi nel succo. Le anfore venivano successivamente predisposte per la fermentazione, dotate di chiusura ermetica e relative informazioni sul nome del vinaio, l’ anno di produzione e la zona di provenienza. Proprio grazie a queste etichette è stato possibile studiare in modo dettagliato il vino prodotto nell’antico Egitto. Pensate che avevano già inventato una classificazione di 3 gradi per segnalarne la qualità, tipo “viti AIS”.  

Parliamo invece un po’ di Grecia, dove Dioniso era dio della fertilità e della vegetazione, ma anche simbolo di resurrezione.  Qui le viti erano lasciate libere di scorrere sul suolo, che veniva protetto con materiali vari (rami o stuoie) per evitare il contatto diretto del frutto con il terreno. Il vino dell’epoca era molto diverso da quello di oggi, tanto che doveva essere allungato con acqua o miele. Il termine “simposio” in greco significava letteralmente “bere insieme” ed era normale che si bevesse durante i banchetti in cui le famiglie più in vista discutevano di politica e decidevano le sorti della Poleis. Diversamente da quanto succedeva in Egitto, il vino era così diffuso in Grecia che era la bevanda preferita dalla maggioranza della popolazione di tutti i livelli sociali. Direi un segno di grande civiltà.

E in Italia?

Gli Etruschi

Gli Etruschi furono fra i primi a sviluppare la viticoltura in Italia e la diffusero in buona parte della penisola, dal Nord in Emilia-Romagna fino al Sud in Campania, Roma compresa. Furono navigatori e mercanti, vennero a contatto con le diverse culture del Mediterraneo orientale ed introdussero in Occidente gli aspetti culturali del vino, come il simbolismo religioso e il consumo rituale nei simposi, oltre che le varietà di vite orientali. Gli Etruschi hanno avuto il merito, attraverso il commercio, di diffondere il vino e la sua cultura presso popoli dell’Europa Occidentale che ancora non conoscevano questa bevanda, come i Celti, i Germani e gli Iberici. Una curiosità è che la pratica etrusca della viticultura si caratterizzava per l’adozione di sostegni vivi, la così detta vite maritata ad alberi quali pioppi, aceri e olmi, dando luogo a un paesaggio agrario assai originale, tradizione che si è mantenuta per secoli nella campagna toscana ed è tutt’ora visibile in alcune zone della Campania.

I Romani

Roma subì l’influenza di ben due popoli già dediti alla produzione di questa bevanda, ovvero gli Etruschi e i Greci. A Roma il dio Dioniso, adorato dai Greci, venne ribattezzato Bacco. Dio del vino e della vendemmia, nonché del piacere dei sensi e del divertimento, il suo culto (da qui la parola “baccanale”) arrivò nella penisola italica nel II secolo a.C. Bacco viene raffigurato spesso come un uomo con la testa cinta di pampini, non magro né muscoloso, solitamente ebbro e con spesso una coppa di vino in mano. I romani amavano talmente il vino che avevano vigneti in tutto il loro regno. Sono rimasta molto impressionata dalle vigne viste a Volubilis, città marocchina antichissima e ancora pochissimo conosciuta. Se vi capita di fare un viaggio in Marocco, fate una tappa in questa località. Sono certa che ne resterete affascinati.

Sono contenta di non essere nata ai tempi dell’antica Roma perché ho scoperto che il vino era vietato alle donne. Tanto che l’uomo aveva la facoltà di baciare una propria congiunta per controllare se avesse bevuto o meno. Se questo era il caso, il pater familias aveva il potere e diritto (ius osculi) di picchiare o addirittura uccidere la donna.  Pare che come al solito qualcuno se ne approfittasse e che Agrippina fosse solita invocare questo privilegio maschile, allo scopo di farsi baciare dall’imperatore Claudio. Le opere d’arte che rappresentano Bacco e il vino sono veramente numerose. Uno dei capolavori che ho potuto ammirare di recente è stato il Bacco di Caravaggio, conservato alla Galleria degli Uffizi. Tralasciamo le considerazioni sul personaggio e focalizziamoci sul bicchiere di vino, che è posto in primo piano insieme alla frutta ed è il vero protagonista della composizione. Il calice è elegante e raffinatissimo e Bacco ce lo porge. Nell’alzarlo, il vino all’interno produce alcune onde e assume un significato fortemente simbolico. Non abbiamo notizie su che vino sia. Posso immaginare che provenga dall’area del Chianti. 

La famiglia De’ Medici, infatti, come tante casate importanti e coeve, non si faceva mancare mai buon cibo, in particolare e soprattutto buon vino. Il vino era la bevanda preferita, sia per il convivio che per gli affari, col quale si suggellavano accordi o “risolvano problemi”, cioè il lato oscuro del guadagno. Non era raro che l’offrire vino fosse il mezzo per nascondere la famosa arte nera dell’avvelenamento, molto diffusa nel Rinascimento. Con un apposito bando, nel 1716 il Granduca Cosimo III fece disciplinare qualitativamente per la prima volta i vini prodotti in queste quattro zone di particolare pregio: Il Chianti, la Valdisieve, le campagne di Carmignano e quelle del Valdarno Superiore. Questo fu a tutti gli effetti il primo provvedimento di denominazione di origine controllata.

Il rapporto tra il vino e gli artisti

Per molti artisti, il vino è stato strumento per avvicinarsi al divino, modo per sfuggire ai dispiaceri della vita e anche mezzo per cancellare qualsiasi tipo di inibizione.

Diego Velazquez – Il trionfo di Bacco o i bevitori (1628-1629)

In questo capolavoro ironico, il pittore spagnolo giustappone mito e realtà. La carriera di Velazquez lo portò a ritrarre dalla vita di strada nella Siviglia del XVII secolo sino alla corte del re a Madrid e del Papa a Roma. Come una moderna opera d’arte concettuale, Velazquez immagina qui che l’antico dio Bacco sia giunto sulla terra nella Spagna dell’epoca. Invece dei satiri e delle menadi che lo seguono nelle vecchie storie, Bacco qui è circondato da avvinazzati e straccioni. Il mito del vino come elemento di cultura incontra la realtà del bere per dimenticare la propria miseria.

Edgar Degas – L’assenzio (1873)

La fata verde, l’assenzio, è davvero una bevanda demoniaca in questo ritratto della vita nella Parigi bohémienne di quasi 150 anni fa. Degas dipinge la miseria di una donna che contempla il suo veleno verde mentre è seduta a un tavolino del bar. È un’osservazione acuta di un mondo che cambia: le persone sono sole in città, sole e tagliate fuori dai legami rurali e comunitari che fino a poco tempo prima avevano modellato la vita europea. La donna sembra in una pausa di riflessione prima di rituffarsi nel torpore dell’alcol.

Anthony van Dyck (attribuito) – Sileno ebbro sostenuto da Satiri (c1620)

Nel mito antico, Sileno è il grasso, ubriaco e vecchio amico del dio del vino Bacco. In questo maestoso dipinto barocco, è così ubriaco che non riesce a stare dritto. I satiri sostengono volentieri il suo peso, ma il corpo massiccio si accascia in un frenetico mix di sudore, carne e abbandono. È completamente felice nella sua umiliazione, in un tutt’uno con la natura stessa, perso nelle visioni del divino che lo raggiungono nel suo stato di ubriachezza.

Michelangelo – Bacco (1496-1497)

Nella mitologia antica e nella maggior parte dell’arte rinascimentale, Bacco è un dio potente, incredibilmente lucido mentre ubriaca i mortali. Il giovane Michelangelo Buonarroti lo ha invece visto qui in modo diverso. Il Bacco che ha scolpito a vent’anni a Roma è un’immagine di terrificante follia. È ubriaco e spaventoso. I suoi occhi sono persi nel vuoto, la sua testa ciondola di lato mentre inizia a perdere il controllo. Questa è l’immagine più profonda dell’ubriachezza mai creata da un artista.

Jan Steen – Interno di una locanda (c 1665-70)

Jan Steen dipinge sé stesso come uno dei grossolani servitori che ci provano con una cameriera, in questa scena di vita da bevitore del XVII secolo. Se Velázquez usava la mitologia per rivelare la realtà, i pittori olandesi, ai tempi di Steen, erano felici di abitare in un mondo quotidiano senza allusioni classiche. Quindi questo è probabilmente il genere di cosa che avremo visto nei pub del 1600. A proposito, Jan Steen è l’idiota che solleva la gonna della donna.

Pittore dell’Attica – Coppa a figure rosse (c 490-480 a.C.)

Le feste in cui scorrevano fiumi di vino erano centrali nell’alta società maschile dell’Atene classica. La vita sociale di questa democrazia pionieristica, dove la filosofia, il dramma e l’arte raggiunsero le loro vette, fu annaffiata dal vino. Questa coppa dipinta mostra un simposio in cui un ricco giovane si appoggia a guardare una ballerina, con un’enorme tazza da bere al suo fianco. Può sembrare strano, ma secondo Platone la conversazione a una festa alcolica potrebbe diventare seria: il suo dialogo “Il Simposio” registra un dibattito approfondito durante una riunione alcolica.

Tiziano – Il baccanale degli Andrii (1523-1526)

L’ubriachezza non è mai stata così bella come nella pittura di Tiziano in questa festa all’aperto alimentata dal vino. Questi bevitori compiono le loro buffonate con una grazia magica. I ballerini non cadono. La brocca del vino è in equilibrio sulla mano di un uomo. Il vino ha liberato tutti dall’inibizione e li ha resi amorosi. In vino veritas. Questi bevitori non si urlano a vicenda, vomitano o svengono. Sembrano invece tutti innamorarsi. Una donna giace nuda in estasi mentre il vino scatena la sua passione.

Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads

3 risposte a “Arte e Vino, uno stretto rapporto”

  1. Avatar
    Anonimo

    bravissima, molto interessante

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    Anonimo

    bravissima, molto interessante !

    1. Avatar crivads

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